Sono indeciso se partecipare o meno.
Mi piacerebbe fare coppia con un(a) fumettista per la sezione (indovinate?) fumetto.
Due sole tavole, scadenza 30 aprile.
I dettagli sul sito ufficiale:
http://www.coopforwords.it/
Allora, qualcuno ci sta?
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(UPD) Disegnatori italiani ed animatori giapponesi.
La questione "quanto vengono pagati gli autori di fumetto" è scottante, tra gli addetti ai lavori.
Io ci aggiungerei anche "come vengono trattati gli autori di fumetto".
Le risposte, mediamente con rare punte di eccellenza, sono rispettivamente, per l'Italia, "poco" e "come nullità rimpiazzabili" (anche quando non lo sono).
Com'è come non è, nella patria dei manga e dell'animazione (il Giappone per chi ha vissuto sotto un sasso fino ad oggi), hanno anche loro dei bei problemucci con il trattamento dei lavoratori dell'arte di consumo.
Secondo questo articolo il governo giapponese ha promosso degli incentivi per "allevare" degli apprendisti nell'animazione.
Perché? Perché ce ne sono sempre di meno.
Perché? Perché sono pagati poco, a cifra fissa (le case di produzione non riconoscono royalties agli autori e le case di produzione ricevono solo le briciole degli sponsor, che pagano invece i network TV).
Inoltre, le case di produzione sono controllate da delle elite stagnanti che non azzardano innovazioni. Non lo dico io, lo dice la Harvard Business School, come riassunto da questo articolo.
Esattamente, quanto poco sono pagati?
In un'inchiesta di un paio d'anni fa (del 2009), la media era di 1.100.000 ¥ per gli animatori tra i 20 ed i 30 anni, il doppio circa per quelli tra i 30 ed i 40.
A questo si deve aggiungere la mancanza di contratto scritto per il 47% di loro e la mancanza di molti benefit aziendali (tipo la tradizionale visita medica pagata dalla ditta, assente nel 38% dei casi).
Al cambio dell'epoca, non troppo diverso da quello odierno, circa 10.000 € l'anno.
Parametrando per il PIL pro capite rapportato al potere d'acquisto, è come se un disegnatore da noi venisse pagato 9.400 €/anno.
Le condizioni, come si vede, non sono molto diverse tra qui e là, con la differenza che l'export d'animazione in Giappone è un'industria che ha una capacità di generare fatturati interessanti per un grande o medio investitore. Il fumetto italiano non lo è, ed i contratti scritti sono una bestia ancora più rara che in Giappone.
Ora, anche il fumettista italiano si avvia all'estinzione come l'animatore giapponese?
La situazione giapponese è una premonizione della situazione italiana?
È l'amore per il lavoro (che sconfina nella romantica idea dell'artista che lotta Contro Il Sistema... facendosi sfruttare ancora di più) o l'ignoranza delle condizioni di lavoro che ci si può aspettare che fa sì che le scuole di fumetto non siano già deserte?
O è speranza di emigrare verso pascoli più verdi all'estero?
A voi la parola, autori.
UPDATE: avevo erroneamente scritto "Parametrando per i salari medi rapportati al potere d'acquisto" anziché "Parametrando per il PIL pro capite rapportato al potere d'acquisto". Scusate l'errore, ma il ragionamento e le cifre non cambiano.
Io ci aggiungerei anche "come vengono trattati gli autori di fumetto".
Le risposte, mediamente con rare punte di eccellenza, sono rispettivamente, per l'Italia, "poco" e "come nullità rimpiazzabili" (anche quando non lo sono).
Com'è come non è, nella patria dei manga e dell'animazione (il Giappone per chi ha vissuto sotto un sasso fino ad oggi), hanno anche loro dei bei problemucci con il trattamento dei lavoratori dell'arte di consumo.
Secondo questo articolo il governo giapponese ha promosso degli incentivi per "allevare" degli apprendisti nell'animazione.
Perché? Perché ce ne sono sempre di meno.
Perché? Perché sono pagati poco, a cifra fissa (le case di produzione non riconoscono royalties agli autori e le case di produzione ricevono solo le briciole degli sponsor, che pagano invece i network TV).
Inoltre, le case di produzione sono controllate da delle elite stagnanti che non azzardano innovazioni. Non lo dico io, lo dice la Harvard Business School, come riassunto da questo articolo.
Esattamente, quanto poco sono pagati?
In un'inchiesta di un paio d'anni fa (del 2009), la media era di 1.100.000 ¥ per gli animatori tra i 20 ed i 30 anni, il doppio circa per quelli tra i 30 ed i 40.
A questo si deve aggiungere la mancanza di contratto scritto per il 47% di loro e la mancanza di molti benefit aziendali (tipo la tradizionale visita medica pagata dalla ditta, assente nel 38% dei casi).
Al cambio dell'epoca, non troppo diverso da quello odierno, circa 10.000 € l'anno.
Parametrando per il PIL pro capite rapportato al potere d'acquisto, è come se un disegnatore da noi venisse pagato 9.400 €/anno.
L'equivalente di 9.400 €/anno,
a persona, tra i 20 ed i 30 anni,
è abbastanza basso da far
estinguere una categoria di lavoratori.
a persona, tra i 20 ed i 30 anni,
è abbastanza basso da far
estinguere una categoria di lavoratori.
Le condizioni, come si vede, non sono molto diverse tra qui e là, con la differenza che l'export d'animazione in Giappone è un'industria che ha una capacità di generare fatturati interessanti per un grande o medio investitore. Il fumetto italiano non lo è, ed i contratti scritti sono una bestia ancora più rara che in Giappone.
Ora, anche il fumettista italiano si avvia all'estinzione come l'animatore giapponese?
La situazione giapponese è una premonizione della situazione italiana?
È l'amore per il lavoro (che sconfina nella romantica idea dell'artista che lotta Contro Il Sistema... facendosi sfruttare ancora di più) o l'ignoranza delle condizioni di lavoro che ci si può aspettare che fa sì che le scuole di fumetto non siano già deserte?
O è speranza di emigrare verso pascoli più verdi all'estero?
A voi la parola, autori.
UPDATE: avevo erroneamente scritto "Parametrando per i salari medi rapportati al potere d'acquisto" anziché "Parametrando per il PIL pro capite rapportato al potere d'acquisto". Scusate l'errore, ma il ragionamento e le cifre non cambiano.
Scommessa mezza vinta.
Vedi post precedente.
Mezza vinta perché sì, ho nuove conferme che alcuni editori non pagano gli autori.
Mezza no perché al momento mi riservo di tenermi per me queste informazioni, per sganciarle quando, confermate da altre fonti, potranno fare più male.
Mezza vinta perché sì, ho nuove conferme che alcuni editori non pagano gli autori.
Mezza no perché al momento mi riservo di tenermi per me queste informazioni, per sganciarle quando, confermate da altre fonti, potranno fare più male.
Mantova Comics 2011: ci sono sabato.
Vedi titolo del post.
Scommettiamo che dopo la fiera avrò qualche altra chicca su editori che non pagano da raccontarvi?
Se non altro, mi metterà di buon umore incontrare alcuni disegnatori che ho conosciuto solo via Rete.
Scommettiamo che dopo la fiera avrò qualche altra chicca su editori che non pagano da raccontarvi?
Se non altro, mi metterà di buon umore incontrare alcuni disegnatori che ho conosciuto solo via Rete.
[LINK] Cervelli del fumetto in fuga: Di Gregorio.
Giusto per segnalare: intervista a Giovanni Di Gregorio su L'Unità.
Naturalmente, possiamo tener conto del fatto che è L'Unità, ma resta il fatto che uno che scrive per Dylan Dog (non esattamente l'ultimo scarto del fumetto italiano) preferisce comunque l'estero.
http://mumblemumble.blog.unita.it/quando-il-cervello-dietro-dylan-dog-e-in-fuga-1.269244
Naturalmente, possiamo tener conto del fatto che è L'Unità, ma resta il fatto che uno che scrive per Dylan Dog (non esattamente l'ultimo scarto del fumetto italiano) preferisce comunque l'estero.
http://mumblemumble.blog.unita.it/quando-il-cervello-dietro-dylan-dog-e-in-fuga-1.269244
Walhalla 10 con intervista a...
collaborazioni,
EdenStudio,
Francesca Da Sacco,
fumetto,
Joachim Tilloca,
Manuela Soriani,
Michela Da Sacco,
Thumos,
Walhalla
|
Pubblicato il
26.1.11
...alle EdenGirls (Francesca Da Sacco, Manuela Soriani, Michela Da Sacco) più un intruso: io.
Ecco dove ordinarlo e dove leggere il sommario:
Ecco la copertina:

Ed ecco il video che vi consente di dare una sfogliata virtuale alla rivista (la cui qualità aumenta di numero in numero, sono impressionato):
All'interno, tre fumetti autoconclusivi (due inediti) di EdenStudio + il sottoscritto, uno di Joachim Tilloca (vecchia conoscenza di questo blog), ecc. ecc...
Ecco dove ordinarlo e dove leggere il sommario:
Ecco la copertina:

Ed ecco il video che vi consente di dare una sfogliata virtuale alla rivista (la cui qualità aumenta di numero in numero, sono impressionato):
All'interno, tre fumetti autoconclusivi (due inediti) di EdenStudio + il sottoscritto, uno di Joachim Tilloca (vecchia conoscenza di questo blog), ecc. ecc...
Sei fumettista? Niente pensione. O sì?
Un fumettista ha diritto alla pensione?
Se sì, come?
L'argomento è davvero importante, perciò bando alle ciancie.
Le mie credenziali le sapete: laurea in Economia; lavoro nel settore assicurativo, in particolare per il risparmio e la previdenza individuale e per le piccole aziende; ho un sacco di amici fumettisti; la mia futura moglie, Manuela, è un'ex-fumettista (in futuro si vedrà) ed illustratrice freelance.
Questi amici e Manuela vorrebbero sapere se un giorno avranno mai la pensione, e alle prime indagini si sono accorti che è un ginepraio.
Partiamo dall'idea che mi sono fatto in più di un lustro di frequentazioni di professionisti del settore: i fumettisti sono una categoria in gravissimo svantaggio, dal punto di vista della forza contrattuale.
Sono sempre di più come numero: dozzine, forse centinaia, di nuovi autori escono dalle scuole di fumetto ogni anno.
Molti di loro sono pure bravi, pochi di loro hanno un'idea precisa di cosa voglia dire mettersi in proprio. Quasi nessuno ha una formazione di Diritto, di previdenza o di Economia in generale, neanche basilare, ed è normale e comprensibile: il vero problema è che, lavorando tendenzialmente separati, non sanno, spesso, a chi riferirsi per avere notizie affidabili su questi argomenti.
Gli editori italiani sono pochi e piccoli (Bonelli è un caso unico, fa genere e specie a sè), e, mediamente, non sono granché preparati in materia di previdenza.
E questo ancor prima di contare l' "allergia" che sembrano dimostrare verso i contratti in forma scritta, credendo, forse a ragione forse a torto, di avere una maggiore forza contrattuale sull'autore.
La tendenza degli ultimi anni è, per la basilare legge della domanda (di fumetti, calante) e dell'offerta (di disegnatori, crescente) di pagare sempre meno.
E non parliamo, perché non è l'argomento che m'interessa ora, del lungo elenco di casi di pagamenti arrivati parzialmente, in ritardo, o mai arrivati.
Oltre ad un ricavo per ora di lavoro decisamente modesto, che non gli fa venire certo voglia di pagare un avvocato o un commercialista per andare a caccia di soluzioni, il fumettista soffre anche di un problema che è fondamentale per stabilire se ci sarà una pensione oppure no: non sa cos'è e non sa cosa fa.
Il fumettista è un artigiano?
Il fumettista è un libero professionista?
Il fumettista vende diritti d'autore?
Il fumettista vende prodotti finiti?
Un colorista, che compie una parte intermedia del lavoro necessario tra l'idea e la stampa, svolge un lavoro classificabile come "opera dell'ingegno"?
La questione non è una futile catalogazione da entomologo, ma crea differenze maledettamente concrete nei diritti e negli obblighi che il fumettista ha con il fisco, con l'INPS e, naturalmente, con l'editore.
A questo aggiungiamo anche la spinosa faccenda che, alla mancanza di un contratto scritto, spesso si tende a classificare i lavori come Co.Co.O., anche quando il lavoro del fumettista è, beh, un vero lavoro, a tempo pieno, che richiede una preparazione specifica, non diversamente dal mestiere dello scrittore o del pittore.
Aggiungiamo che la normativa italiana sul diritto d'autore è orribilmente vecchia e lacunosa, e che tutte le raccolte di leggi (non solo sul diritto d'autore) online sono parziali, poco aggiornate, e tutte non ufficiali.
Le migliori sono quelle aggiornate da società private specializzate, per le quali bisogna pagare gli aggiornamenti.
Inizia una nuova grande missione: cercare di capirci qualcosa!
Nel prossimo episodio: Cos'è una Pensione e chi ha diritto ad averla?
Se sì, come?
L'argomento è davvero importante, perciò bando alle ciancie.
Le mie credenziali le sapete: laurea in Economia; lavoro nel settore assicurativo, in particolare per il risparmio e la previdenza individuale e per le piccole aziende; ho un sacco di amici fumettisti; la mia futura moglie, Manuela, è un'ex-fumettista (in futuro si vedrà) ed illustratrice freelance.
Questi amici e Manuela vorrebbero sapere se un giorno avranno mai la pensione, e alle prime indagini si sono accorti che è un ginepraio.
Partiamo dall'idea che mi sono fatto in più di un lustro di frequentazioni di professionisti del settore: i fumettisti sono una categoria in gravissimo svantaggio, dal punto di vista della forza contrattuale.
Sono sempre di più come numero: dozzine, forse centinaia, di nuovi autori escono dalle scuole di fumetto ogni anno.
Molti di loro sono pure bravi, pochi di loro hanno un'idea precisa di cosa voglia dire mettersi in proprio. Quasi nessuno ha una formazione di Diritto, di previdenza o di Economia in generale, neanche basilare, ed è normale e comprensibile: il vero problema è che, lavorando tendenzialmente separati, non sanno, spesso, a chi riferirsi per avere notizie affidabili su questi argomenti.
Gli editori italiani sono pochi e piccoli (Bonelli è un caso unico, fa genere e specie a sè), e, mediamente, non sono granché preparati in materia di previdenza.
E questo ancor prima di contare l' "allergia" che sembrano dimostrare verso i contratti in forma scritta, credendo, forse a ragione forse a torto, di avere una maggiore forza contrattuale sull'autore.
La tendenza degli ultimi anni è, per la basilare legge della domanda (di fumetti, calante) e dell'offerta (di disegnatori, crescente) di pagare sempre meno.
E non parliamo, perché non è l'argomento che m'interessa ora, del lungo elenco di casi di pagamenti arrivati parzialmente, in ritardo, o mai arrivati.
Oltre ad un ricavo per ora di lavoro decisamente modesto, che non gli fa venire certo voglia di pagare un avvocato o un commercialista per andare a caccia di soluzioni, il fumettista soffre anche di un problema che è fondamentale per stabilire se ci sarà una pensione oppure no: non sa cos'è e non sa cosa fa.
Il fumettista è un artigiano?
Il fumettista è un libero professionista?
Il fumettista vende diritti d'autore?
Il fumettista vende prodotti finiti?
Un colorista, che compie una parte intermedia del lavoro necessario tra l'idea e la stampa, svolge un lavoro classificabile come "opera dell'ingegno"?
La questione non è una futile catalogazione da entomologo, ma crea differenze maledettamente concrete nei diritti e negli obblighi che il fumettista ha con il fisco, con l'INPS e, naturalmente, con l'editore.
A questo aggiungiamo anche la spinosa faccenda che, alla mancanza di un contratto scritto, spesso si tende a classificare i lavori come Co.Co.O., anche quando il lavoro del fumettista è, beh, un vero lavoro, a tempo pieno, che richiede una preparazione specifica, non diversamente dal mestiere dello scrittore o del pittore.
Aggiungiamo che la normativa italiana sul diritto d'autore è orribilmente vecchia e lacunosa, e che tutte le raccolte di leggi (non solo sul diritto d'autore) online sono parziali, poco aggiornate, e tutte non ufficiali.
Le migliori sono quelle aggiornate da società private specializzate, per le quali bisogna pagare gli aggiornamenti.
Inizia una nuova grande missione: cercare di capirci qualcosa!
Nel prossimo episodio: Cos'è una Pensione e chi ha diritto ad averla?
Bluejaye: the final artist is...
...Aurelio Mazzara! - http://tromaman.deviantart.com/
Side, completely unrelated note: yes, I'm ashamed on what's happening today in Italy. And I'm quite sick and tired of being ashamed for my country.
Side, completely unrelated note: yes, I'm ashamed on what's happening today in Italy. And I'm quite sick and tired of being ashamed for my country.
No more entries, please!
*** ENGLISH BELOW ***
[Questo post fa riferimento al precedente. E, in quanto tale, se non leggete l'inglese e non fate fumetto, non vi riguarda.
Anzi, se non sapete l'inglese, perché fate fumetto?
Spiego: Se sperate di poter fare fumetto sul mercato italiano nei prossimi 5-10 anni e non avete i mezzi base per rivolgervi all'estero, e la base è la lingua, beh, non avete chiara la situazione sul mercato locale. Ed è un eufemismo.
Preferisco passare per cattivo piuttosto che per ipocrita.]
After this brief introduction to my Italian readers, here's the real deal: don't send any more entries for Bluejaye.
We're looking at your stuff, some are good, some are so-so, some are VERY GOOD.
So, we'll announce soon who's the most fit for this project.
I said "fit" and not "the best" 'cause we need to evaluate a lot of factors. Art is part of it, maybe 50% of it, but there's also communication skills, being able to answer fast, and having a style that fits the project.
I want to be clear: Leonardo would be dropped.
Is that clear? Don't feel bad if we believe you're not fit for this.
[Questo post fa riferimento al precedente. E, in quanto tale, se non leggete l'inglese e non fate fumetto, non vi riguarda.
Anzi, se non sapete l'inglese, perché fate fumetto?
Spiego: Se sperate di poter fare fumetto sul mercato italiano nei prossimi 5-10 anni e non avete i mezzi base per rivolgervi all'estero, e la base è la lingua, beh, non avete chiara la situazione sul mercato locale. Ed è un eufemismo.
Preferisco passare per cattivo piuttosto che per ipocrita.]
After this brief introduction to my Italian readers, here's the real deal: don't send any more entries for Bluejaye.
We're looking at your stuff, some are good, some are so-so, some are VERY GOOD.
So, we'll announce soon who's the most fit for this project.
I said "fit" and not "the best" 'cause we need to evaluate a lot of factors. Art is part of it, maybe 50% of it, but there's also communication skills, being able to answer fast, and having a style that fits the project.
I want to be clear: Leonardo would be dropped.
Is that clear? Don't feel bad if we believe you're not fit for this.
Cerco disegnatore/trice: passate parola!
[To see the English version, just CLICK HERE, it's the same link as below!]
Cerco un disegnatore per 8 tavole, 30$ a tavola a lavoro consegnato, bianco e nero pronto per il colore, deve sapere l'inglese per leggere la sceneggiatura, stile americano/superoistico, lavoro pubblicato nel 2011.
Si inizia subito, scadenza circa 2 mesi (trattabili).
Il mio parere personale avrà un certo peso sulla decisione finale. e trovate tutti i dettagli qui:
http://korinduval.deviantart.com/journal/36231991/
Il contenuto di questo messaggio può essere riportato dove vi pare, purché sia copia-incollato integralmente.
- Mattia Bulgarelli
Cerco un disegnatore per 8 tavole, 30$ a tavola a lavoro consegnato, bianco e nero pronto per il colore, deve sapere l'inglese per leggere la sceneggiatura, stile americano/superoistico, lavoro pubblicato nel 2011.
Si inizia subito, scadenza circa 2 mesi (trattabili).
Il mio parere personale avrà un certo peso sulla decisione finale. e trovate tutti i dettagli qui:
http://korinduval.deviantart.com/journal/36231991/
Il contenuto di questo messaggio può essere riportato dove vi pare, purché sia copia-incollato integralmente.
- Mattia Bulgarelli
Intanto, nel mondo del cinema italiano...
...si organizzano proteste.
http://www.badtaste.it/index.php?option=com_content&task=view&id=16298&Itemid=152
Interessante, nei suoi parallelismi tra un'arte che protesta perché non ha nulla ed un'arte che ha poco e protesta per non farselo togliere.
http://www.badtaste.it/index.php?option=com_content&task=view&id=16298&Itemid=152
Interessante, nei suoi parallelismi tra un'arte che protesta perché non ha nulla ed un'arte che ha poco e protesta per non farselo togliere.
Intanto, nel mondo della musica...
Se nel mondo del fumetto italiano ci si scanna per l'alzata di testa di cui abbiamo già parlato, che vorrebbe far pagare i disegni fatti alle fiere come avviene di prassi nel resto del mondo, al contrario nel mondo della musica, altra arte ma ben più ricca, ecco quanto chiede un artista per una sua foto con autografo in edizione limitata di 30 copie.
Tutto questo alla faccia delle Grandi Sorelle della discografia e dei loro avvocati, che piangono, tecno-prefiche, per i dolori che internet causerebbe loro (tutti da dimostrare: le vendite dei CD scendono, ma il merchandising e i concerti aumentano).
Tornando a noi: non è che, magari, farebbe bene anche al mondo del fumetto creare un po' di rispetto verso l'autore?
Tutto questo alla faccia delle Grandi Sorelle della discografia e dei loro avvocati, che piangono, tecno-prefiche, per i dolori che internet causerebbe loro (tutti da dimostrare: le vendite dei CD scendono, ma il merchandising e i concerti aumentano).
Tornando a noi: non è che, magari, farebbe bene anche al mondo del fumetto creare un po' di rispetto verso l'autore?
WAR - fumettisti in guerra
In guerra contro chi?
Contro l'idea che vede il disegnatore di fumetto come un lavoratore "di serie B" e che, quindi, tende a trasformarli in questo: una categoria che, come dicevo in altre sedi ed in tempi meno battaglieri:
- non ha un trattamento economico proporzionato al lavoro svolto,
- non ha un sindacato (sì, c'è il SILF, ma mi permetto di dubitare della sua forza contrattuale OGGI),
- non ha organi d'informazione (il fumettista che conosce i suoi diritti e che sa destreggiarsi con la burocrazia minima necessaria è un'eccezione!)
- non ha coesione interna: centinaia di nuovi disegnatori all'anno che escono dalle scuole a fronte di sempre meno lettori fa sentire il disegnatore in concorrenza contro i suoi colleghi. Risultato: diffidenza e poca comunicazione che peggiorano i punti precedenti in un circolo vizioso.
Nei prossimi giorni metterò su questo blog l'analisi che feci mesi fa per la mailing list Yattaaa: a quanto pare le mie esperienze e riflessioni si ritrovano identiche anche in molti altri luoghi.
Il che non vuol dire che sono figo io (o forse sì? ^_- ), ma vuol dire che la mia esperienza è, purtroppo, "tipica", è la cosiddetta "aria che si respira".
Ora, la soluzione numero uno per il fumettista italiano è "punta all'estero"; giusto oggi mi hanno segnalato questo desolante ed amaro articolo di Repubblica, segnale non stiamo parlando dell'unica categoria che cerca salvezza, moralmente ed economicamente, all'estero:
http://www.repubblica.it/economia/2010/10/22/news/cara_italia_ti_scrivo_it_un_paese_visto_da_lontano-8319065/. Andate a leggerlo.
Fatto?
La soluzione numero due è "cambia lavoro e i fumetti li fai per divertimento". Io sono stato molto ben consigliato e il fumettista per lavoro non l'ho mai voluto fare sul serio.
Fino all'anno scorso dicevo "la mia fidanzata fa la fumettista per l'Italia" ed avevo il sorriso amaro in faccia.
Oggi dico "la mia futura moglie fa l'illustratrice per l'estero" ed ho un sorriso soddisfatto e sincero in volto.
Ma veniamo al Manifesto (che ho un pochino reimpaginato per migliore leggibilità, ma il testo è fedele a come lo trovo sul nuovo blog di Giuseppe Di Bernardo):
CAMPAGNA DI SENSIBILIZZAZIONE PER LA DIFESA DEL LAVORO DEI DISEGNATORI DI FUMETTO
Manifesto: La Scuola Internazionale di Comics intende promuovere una campagna di sensibilizzazione per la difesa del lavoro di tutti i disegnatori del fumetto.
Poiché siamo quotidianamente a contatto con tanti professionisti, abbiamo raccolto le loro riflessioni e ci facciamo portavoce del loro malcontento.
Come loro, anche noi crediamo che sia necessario cambiare una pessima abitudine che negli anni si è consolidata: il fumetto è un’arte, ma in Italia soffre di una svalutazione culturale, nonostante le capacità dei disegnatori italiani. Anche questo può aver contribuito a far nascere una falsa idea del lavoro dei disegnatori del fumetto, diffondendo la convinzione che la loro opera abbia minore dignità rispetto a quella di altri artisti.
Sempre più spesso i disegnatori si sentono traditi nel loro entusiasmo di condividere il loro lavoro con i fan. Ecco la principale fonte di malcontento tra i disegnatori: alle fiere regalano infaticabilmente la loro professionalità e la loro arte per poi vederla svenduta su internet: spesso vediamo disegni “svenduti” anche per 5 euro, in questo modo anche il talento del disegnatore è svalutato.
Tutto il loro lavoro, la loro esperienza, la loro fatica vengono svenduti per niente.
Questa situazione marcia parallelamente a quella in cui un disegnatore si trova a dover rispondere a quesiti umilianti del tipo: “Tu chi sei? Che fumetti hai fatto? Ah! Allora mi fai un disegno?” per poi magari vedere il foglio accartocciato da qualche parte perché in fondo averlo non era poi così importante.
La Scuola Internazionale di Comics vuole sostenere e accompagnare i disegnatori in una rivoluzione di questo sistema che sminuisce la loro professionalità, per cercare di dare il giusto peso alla loro arte.
Per questo chiediamo a tutti quelli che condividono questo pensiero e che intendono attivamente spalleggiarci in questa battaglia educativa, di sottoscrivere questo documento per far sentire la loro voce e di rifiutarsi, nelle manifestazioni a venire, di prestare la loro opera gratuitamente.
Da ora in poi chi vorrà un disegno potrà averlo dietro compenso o dopo aver acquistato le pubblicazioni dei disegnatori. La Scuola Internazionale di Comics da parte sua, si impegnerà a far circolare questo documento e inviarlo poi ai media, agli organizzatori delle fiere e alle case editrici, ai suoi studenti e a tutti quelli che seguono le attività della scuola perché chi lo condivide possa sottoscriverlo.
Per dare l’avvio a questa nuova tendenza, noi della Scuola Internazionale di Comics, in occasione di Lucca Comics chiederemo ai nostri insegnanti di esporre il loro tariffario quando disegneranno per i fan presso il nostro stand. E chiederemo loro di applicare senza timore le tariffe che hanno stabilito.
La campagna vede il contributo dell’avvocato Eleonora Trigari, che si esprime a favore del manifesto. Eleonora è un avvocato milanese esperta in diritto d’autore che presta la sua opera ad artisti su tutto il territorio nazionale. Qui di seguito potete leggere il suo contributo:
"Molto correttamente la Scuola Internazionale di Comics utilizza l’espressione “svalutazione culturale”. In Italia all’arte sequenziale non viene infatti riconosciuto un adeguato valore artistico, come invece avviene in altri Paesi. Ciò nonostante lo studio, la passione e la dedizione che stanno dietro alle opere a fumetto.
Si consideri che in Italia il fumetto non gode nemmeno di una tutela legislativa specifica. Esiste una proposta di riforma volta ad introdurre una disciplina ad hoc per le opere a fumetto, ma si tratta di un progetto tuttora arenato (disegno di legge n. 3298 del Senato della Repubblica, XIV legislatura, “Protezione del diritto d’autore delle opere a fumetti“ - comunicato alla Presidenza l’11 febbraio 2005-).
Sarebbe invece di grande importanza una riforma, tra l’altro, per il valore in sé dell’espresso riconoscimento, anche a livello legislativo, del fumetto come forma d’arte. Infatti, le conseguenze della svalutazione culturale dell’arte sequenziale sono molteplici. Innanzitutto, ciò incide, in negativo, sulle condizioni lavorative dei disegnatori.
Basti pensare agli innumerevoli contratti a progetto che malcelano rapporti di lavoro subordinato e che i disegnatori, soprattutto i giovani artisti, si trovano “costretti” a sottoscrivere pur di poter lavorare. Oppure al mancato riconoscimento della proprietà degli originali delle tavole da parte delle case editrici. Gli stessi disegnatori sono direttamente vittime della svalutazione culturale dell’arte sequenziale, in quanto molto spesso non sono consapevoli dei diritti loro spettanti e non sono quindi in grado di tutelarli.
Ne è un esempio palpabile il fatto che molti pensano che una volta firmato il contratto di edizione tutti i diritti di autore si trasferiscano automaticamente alla casa editrice, mentre non è necessariamente così. Occorre quindi che i disegnatori per primi rivendichino a gran voce la dignità artistica delle loro opere e il valore del loro lavoro e che si impegnino attivamente per la tutela dei loro diritti, dei quali anzitutto devono prendere coscienza.
Tutti coloro i quali hanno a cuore la cultura e l’arte dovrebbero appoggiarli, perché tutto ciò che non favorisce la diffusione dell’arte e della cultura è di per sé negativo dal punto di vista sociale."
- Avv. Eleonora Trigari
Ed ora... Dite la vostra, ma soprattutto pensateci su, che non fa mai male.
Contro l'idea che vede il disegnatore di fumetto come un lavoratore "di serie B" e che, quindi, tende a trasformarli in questo: una categoria che, come dicevo in altre sedi ed in tempi meno battaglieri:
- non ha un trattamento economico proporzionato al lavoro svolto,
- non ha un sindacato (sì, c'è il SILF, ma mi permetto di dubitare della sua forza contrattuale OGGI),
- non ha organi d'informazione (il fumettista che conosce i suoi diritti e che sa destreggiarsi con la burocrazia minima necessaria è un'eccezione!)
- non ha coesione interna: centinaia di nuovi disegnatori all'anno che escono dalle scuole a fronte di sempre meno lettori fa sentire il disegnatore in concorrenza contro i suoi colleghi. Risultato: diffidenza e poca comunicazione che peggiorano i punti precedenti in un circolo vizioso.
Nei prossimi giorni metterò su questo blog l'analisi che feci mesi fa per la mailing list Yattaaa: a quanto pare le mie esperienze e riflessioni si ritrovano identiche anche in molti altri luoghi.
Il che non vuol dire che sono figo io (o forse sì? ^_- ), ma vuol dire che la mia esperienza è, purtroppo, "tipica", è la cosiddetta "aria che si respira".
Ora, la soluzione numero uno per il fumettista italiano è "punta all'estero"; giusto oggi mi hanno segnalato questo desolante ed amaro articolo di Repubblica, segnale non stiamo parlando dell'unica categoria che cerca salvezza, moralmente ed economicamente, all'estero:
http://www.repubblica.it/economia/2010/10/22/news/cara_italia_ti_scrivo_it_un_paese_visto_da_lontano-8319065/. Andate a leggerlo.
Fatto?
La soluzione numero due è "cambia lavoro e i fumetti li fai per divertimento". Io sono stato molto ben consigliato e il fumettista per lavoro non l'ho mai voluto fare sul serio.
Fino all'anno scorso dicevo "la mia fidanzata fa la fumettista per l'Italia" ed avevo il sorriso amaro in faccia.
Oggi dico "la mia futura moglie fa l'illustratrice per l'estero" ed ho un sorriso soddisfatto e sincero in volto.
Ma veniamo al Manifesto (che ho un pochino reimpaginato per migliore leggibilità, ma il testo è fedele a come lo trovo sul nuovo blog di Giuseppe Di Bernardo):
CAMPAGNA DI SENSIBILIZZAZIONE PER LA DIFESA DEL LAVORO DEI DISEGNATORI DI FUMETTO
Manifesto: La Scuola Internazionale di Comics intende promuovere una campagna di sensibilizzazione per la difesa del lavoro di tutti i disegnatori del fumetto.
Poiché siamo quotidianamente a contatto con tanti professionisti, abbiamo raccolto le loro riflessioni e ci facciamo portavoce del loro malcontento.
Come loro, anche noi crediamo che sia necessario cambiare una pessima abitudine che negli anni si è consolidata: il fumetto è un’arte, ma in Italia soffre di una svalutazione culturale, nonostante le capacità dei disegnatori italiani. Anche questo può aver contribuito a far nascere una falsa idea del lavoro dei disegnatori del fumetto, diffondendo la convinzione che la loro opera abbia minore dignità rispetto a quella di altri artisti.
Sempre più spesso i disegnatori si sentono traditi nel loro entusiasmo di condividere il loro lavoro con i fan. Ecco la principale fonte di malcontento tra i disegnatori: alle fiere regalano infaticabilmente la loro professionalità e la loro arte per poi vederla svenduta su internet: spesso vediamo disegni “svenduti” anche per 5 euro, in questo modo anche il talento del disegnatore è svalutato.
Tutto il loro lavoro, la loro esperienza, la loro fatica vengono svenduti per niente.
Questa situazione marcia parallelamente a quella in cui un disegnatore si trova a dover rispondere a quesiti umilianti del tipo: “Tu chi sei? Che fumetti hai fatto? Ah! Allora mi fai un disegno?” per poi magari vedere il foglio accartocciato da qualche parte perché in fondo averlo non era poi così importante.
La Scuola Internazionale di Comics vuole sostenere e accompagnare i disegnatori in una rivoluzione di questo sistema che sminuisce la loro professionalità, per cercare di dare il giusto peso alla loro arte.
Per questo chiediamo a tutti quelli che condividono questo pensiero e che intendono attivamente spalleggiarci in questa battaglia educativa, di sottoscrivere questo documento per far sentire la loro voce e di rifiutarsi, nelle manifestazioni a venire, di prestare la loro opera gratuitamente.
Da ora in poi chi vorrà un disegno potrà averlo dietro compenso o dopo aver acquistato le pubblicazioni dei disegnatori. La Scuola Internazionale di Comics da parte sua, si impegnerà a far circolare questo documento e inviarlo poi ai media, agli organizzatori delle fiere e alle case editrici, ai suoi studenti e a tutti quelli che seguono le attività della scuola perché chi lo condivide possa sottoscriverlo.
Per dare l’avvio a questa nuova tendenza, noi della Scuola Internazionale di Comics, in occasione di Lucca Comics chiederemo ai nostri insegnanti di esporre il loro tariffario quando disegneranno per i fan presso il nostro stand. E chiederemo loro di applicare senza timore le tariffe che hanno stabilito.
La campagna vede il contributo dell’avvocato Eleonora Trigari, che si esprime a favore del manifesto. Eleonora è un avvocato milanese esperta in diritto d’autore che presta la sua opera ad artisti su tutto il territorio nazionale. Qui di seguito potete leggere il suo contributo:
"Molto correttamente la Scuola Internazionale di Comics utilizza l’espressione “svalutazione culturale”. In Italia all’arte sequenziale non viene infatti riconosciuto un adeguato valore artistico, come invece avviene in altri Paesi. Ciò nonostante lo studio, la passione e la dedizione che stanno dietro alle opere a fumetto.
Si consideri che in Italia il fumetto non gode nemmeno di una tutela legislativa specifica. Esiste una proposta di riforma volta ad introdurre una disciplina ad hoc per le opere a fumetto, ma si tratta di un progetto tuttora arenato (disegno di legge n. 3298 del Senato della Repubblica, XIV legislatura, “Protezione del diritto d’autore delle opere a fumetti“ - comunicato alla Presidenza l’11 febbraio 2005-).
Sarebbe invece di grande importanza una riforma, tra l’altro, per il valore in sé dell’espresso riconoscimento, anche a livello legislativo, del fumetto come forma d’arte. Infatti, le conseguenze della svalutazione culturale dell’arte sequenziale sono molteplici. Innanzitutto, ciò incide, in negativo, sulle condizioni lavorative dei disegnatori.
Basti pensare agli innumerevoli contratti a progetto che malcelano rapporti di lavoro subordinato e che i disegnatori, soprattutto i giovani artisti, si trovano “costretti” a sottoscrivere pur di poter lavorare. Oppure al mancato riconoscimento della proprietà degli originali delle tavole da parte delle case editrici. Gli stessi disegnatori sono direttamente vittime della svalutazione culturale dell’arte sequenziale, in quanto molto spesso non sono consapevoli dei diritti loro spettanti e non sono quindi in grado di tutelarli.
Ne è un esempio palpabile il fatto che molti pensano che una volta firmato il contratto di edizione tutti i diritti di autore si trasferiscano automaticamente alla casa editrice, mentre non è necessariamente così. Occorre quindi che i disegnatori per primi rivendichino a gran voce la dignità artistica delle loro opere e il valore del loro lavoro e che si impegnino attivamente per la tutela dei loro diritti, dei quali anzitutto devono prendere coscienza.
Tutti coloro i quali hanno a cuore la cultura e l’arte dovrebbero appoggiarli, perché tutto ciò che non favorisce la diffusione dell’arte e della cultura è di per sé negativo dal punto di vista sociale."
- Avv. Eleonora Trigari
Ed ora... Dite la vostra, ma soprattutto pensateci su, che non fa mai male.
Thumos: Bullet WithOUT Butterfly Wings.
Chi indovina la citazione musicale non vince nulla, è troppo facile.
La "soluzione" è scritta direttamente nella tavola.
Questa è una storia di 2 pagine ispirata ad una canzone che Michela, da ancora prima di lavorare a Thumos, pensava adattissima al personaggio.
Il senso di tutta la faccenda sarà più chiaro quando, nei prossimi capitoli, si chiariranno un po' di cose sulle "origini" di Finwe.
E così, eccoci qua. La seconda tavola la mettiamo online la prossima settimana.
I prossimi capitoli? Quando Michela riuscirà a trovare un po' di tempo per del lavoro extra pro bono. ^_-
La "soluzione" è scritta direttamente nella tavola.
Questa è una storia di 2 pagine ispirata ad una canzone che Michela, da ancora prima di lavorare a Thumos, pensava adattissima al personaggio.
Il senso di tutta la faccenda sarà più chiaro quando, nei prossimi capitoli, si chiariranno un po' di cose sulle "origini" di Finwe.
E così, eccoci qua. La seconda tavola la mettiamo online la prossima settimana.
I prossimi capitoli? Quando Michela riuscirà a trovare un po' di tempo per del lavoro extra pro bono. ^_-
Walhalla 10 esce il 22 a Reggio Emilia!
E perché dovreste volere una copia di Walhalla numero 10?
Per i motivi scritti nel mio post precedente, no? ^_-
Purtroppo non ci saremo, né io (Coro: chissene) né le EdenGirls (coro: nooooo!), se non in spirito ed inchiostro.
Intanto, vi metto qui sotto il videotrailer ufficiale del numero 9 di Walhalla: Cimpellin, Bonfatti, Tilloca... Mica niente.
Per i motivi scritti nel mio post precedente, no? ^_-
Purtroppo non ci saremo, né io (Coro: chissene) né le EdenGirls (coro: nooooo!), se non in spirito ed inchiostro.
Intanto, vi metto qui sotto il videotrailer ufficiale del numero 9 di Walhalla: Cimpellin, Bonfatti, Tilloca... Mica niente.
Thumos: le prossime uscite, web e cartacea!
collaborazioni,
EdenStudio,
Francesca Da Sacco,
fumetto,
Manuela Soriani,
Michela Da Sacco,
Patty Comino,
Thumos,
Walhalla
|
Pubblicato il
3.5.10
Ciao a tutti!
Come promesso, questo post torna a parlare di fumetto, dopo un po' di digressioni ai confini della filosofia, con tre notizie diverse.
1) Michela Da Sacco è al lavoro su Thumos capitolo due (12 pagine), in cui verranno introdotti altri 3 personaggi molto importanti. Anticipo anche che si aprirà con una scena piuttosto "calda".
Il numero 10 di Walhalla conterrà una lunga intervista ad EdenStudio (composto da Manuela Soriani [blog] [DeviantART], Francesca Da Sacco [blog] [DeviantART], Michela Da Sacco [blog] [DeviantART]), più il sottoscritto in qualità di EdenCollaboratore.
NOTA: stamattina DeviantART sta facendo manutenzione, se non si aprono le pagine provate più tardi o domani, gli indirizzi sono giusti. ^_-
EdenStudio (+ me) ha fatto omaggio agli amici di Walhalla di tre storie brevi, una di Thumos (testi miei e disegni di Michela), ed una su testi di Francesca e disegni di Manuela e una terza tutta di Francesca!
Per ordinare Walhalla o per sapere dove comprarlo di persona alle fiere: http://www.comixcomunity.com/
3) Infine, volevo annunciare una mini-collaborazione con Patty Comino, autrice di PattyCuore.
Di che si tratta? Se ne riparla tra pochi giorni! ^_-
Come promesso, questo post torna a parlare di fumetto, dopo un po' di digressioni ai confini della filosofia, con tre notizie diverse.
1) Michela Da Sacco è al lavoro su Thumos capitolo due (12 pagine), in cui verranno introdotti altri 3 personaggi molto importanti. Anticipo anche che si aprirà con una scena piuttosto "calda".
Il numero 10 di Walhalla conterrà una lunga intervista ad EdenStudio (composto da Manuela Soriani [blog] [DeviantART], Francesca Da Sacco [blog] [DeviantART], Michela Da Sacco [blog] [DeviantART]), più il sottoscritto in qualità di EdenCollaboratore.
NOTA: stamattina DeviantART sta facendo manutenzione, se non si aprono le pagine provate più tardi o domani, gli indirizzi sono giusti. ^_-
EdenStudio (+ me) ha fatto omaggio agli amici di Walhalla di tre storie brevi, una di Thumos (testi miei e disegni di Michela), ed una su testi di Francesca e disegni di Manuela e una terza tutta di Francesca!
Per ordinare Walhalla o per sapere dove comprarlo di persona alle fiere: http://www.comixcomunity.com/
3) Infine, volevo annunciare una mini-collaborazione con Patty Comino, autrice di PattyCuore.
Di che si tratta? Se ne riparla tra pochi giorni! ^_-
Thumos - Speciale 2 - Pagina 4

E con questo si conclude anche questa "mini" di Thumos.
Thumos ritornerà prossimamente con il secondo capitolo. ^__^
Vi segnalo anche un'interessante nota al mio post precedente, quello sui colpi bassi di Telecom, tra i commenti.
A risentirci nei prossimi giorni.
Thumos - Speciale 2 - Pagina 3
Thumos - Speciale 2 - Pagina 2
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