Giusto per segnalare: intervista a Giovanni Di Gregorio su L'Unità.
Naturalmente, possiamo tener conto del fatto che è L'Unità, ma resta il fatto che uno che scrive per Dylan Dog (non esattamente l'ultimo scarto del fumetto italiano) preferisce comunque l'estero.
http://mumblemumble.blog.unita.it/quando-il-cervello-dietro-dylan-dog-e-in-fuga-1.269244
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WAR - fumettisti in guerra
In guerra contro chi?
Contro l'idea che vede il disegnatore di fumetto come un lavoratore "di serie B" e che, quindi, tende a trasformarli in questo: una categoria che, come dicevo in altre sedi ed in tempi meno battaglieri:
- non ha un trattamento economico proporzionato al lavoro svolto,
- non ha un sindacato (sì, c'è il SILF, ma mi permetto di dubitare della sua forza contrattuale OGGI),
- non ha organi d'informazione (il fumettista che conosce i suoi diritti e che sa destreggiarsi con la burocrazia minima necessaria è un'eccezione!)
- non ha coesione interna: centinaia di nuovi disegnatori all'anno che escono dalle scuole a fronte di sempre meno lettori fa sentire il disegnatore in concorrenza contro i suoi colleghi. Risultato: diffidenza e poca comunicazione che peggiorano i punti precedenti in un circolo vizioso.
Nei prossimi giorni metterò su questo blog l'analisi che feci mesi fa per la mailing list Yattaaa: a quanto pare le mie esperienze e riflessioni si ritrovano identiche anche in molti altri luoghi.
Il che non vuol dire che sono figo io (o forse sì? ^_- ), ma vuol dire che la mia esperienza è, purtroppo, "tipica", è la cosiddetta "aria che si respira".
Ora, la soluzione numero uno per il fumettista italiano è "punta all'estero"; giusto oggi mi hanno segnalato questo desolante ed amaro articolo di Repubblica, segnale non stiamo parlando dell'unica categoria che cerca salvezza, moralmente ed economicamente, all'estero:
http://www.repubblica.it/economia/2010/10/22/news/cara_italia_ti_scrivo_it_un_paese_visto_da_lontano-8319065/. Andate a leggerlo.
Fatto?
La soluzione numero due è "cambia lavoro e i fumetti li fai per divertimento". Io sono stato molto ben consigliato e il fumettista per lavoro non l'ho mai voluto fare sul serio.
Fino all'anno scorso dicevo "la mia fidanzata fa la fumettista per l'Italia" ed avevo il sorriso amaro in faccia.
Oggi dico "la mia futura moglie fa l'illustratrice per l'estero" ed ho un sorriso soddisfatto e sincero in volto.
Ma veniamo al Manifesto (che ho un pochino reimpaginato per migliore leggibilità, ma il testo è fedele a come lo trovo sul nuovo blog di Giuseppe Di Bernardo):
CAMPAGNA DI SENSIBILIZZAZIONE PER LA DIFESA DEL LAVORO DEI DISEGNATORI DI FUMETTO
Manifesto: La Scuola Internazionale di Comics intende promuovere una campagna di sensibilizzazione per la difesa del lavoro di tutti i disegnatori del fumetto.
Poiché siamo quotidianamente a contatto con tanti professionisti, abbiamo raccolto le loro riflessioni e ci facciamo portavoce del loro malcontento.
Come loro, anche noi crediamo che sia necessario cambiare una pessima abitudine che negli anni si è consolidata: il fumetto è un’arte, ma in Italia soffre di una svalutazione culturale, nonostante le capacità dei disegnatori italiani. Anche questo può aver contribuito a far nascere una falsa idea del lavoro dei disegnatori del fumetto, diffondendo la convinzione che la loro opera abbia minore dignità rispetto a quella di altri artisti.
Sempre più spesso i disegnatori si sentono traditi nel loro entusiasmo di condividere il loro lavoro con i fan. Ecco la principale fonte di malcontento tra i disegnatori: alle fiere regalano infaticabilmente la loro professionalità e la loro arte per poi vederla svenduta su internet: spesso vediamo disegni “svenduti” anche per 5 euro, in questo modo anche il talento del disegnatore è svalutato.
Tutto il loro lavoro, la loro esperienza, la loro fatica vengono svenduti per niente.
Questa situazione marcia parallelamente a quella in cui un disegnatore si trova a dover rispondere a quesiti umilianti del tipo: “Tu chi sei? Che fumetti hai fatto? Ah! Allora mi fai un disegno?” per poi magari vedere il foglio accartocciato da qualche parte perché in fondo averlo non era poi così importante.
La Scuola Internazionale di Comics vuole sostenere e accompagnare i disegnatori in una rivoluzione di questo sistema che sminuisce la loro professionalità, per cercare di dare il giusto peso alla loro arte.
Per questo chiediamo a tutti quelli che condividono questo pensiero e che intendono attivamente spalleggiarci in questa battaglia educativa, di sottoscrivere questo documento per far sentire la loro voce e di rifiutarsi, nelle manifestazioni a venire, di prestare la loro opera gratuitamente.
Da ora in poi chi vorrà un disegno potrà averlo dietro compenso o dopo aver acquistato le pubblicazioni dei disegnatori. La Scuola Internazionale di Comics da parte sua, si impegnerà a far circolare questo documento e inviarlo poi ai media, agli organizzatori delle fiere e alle case editrici, ai suoi studenti e a tutti quelli che seguono le attività della scuola perché chi lo condivide possa sottoscriverlo.
Per dare l’avvio a questa nuova tendenza, noi della Scuola Internazionale di Comics, in occasione di Lucca Comics chiederemo ai nostri insegnanti di esporre il loro tariffario quando disegneranno per i fan presso il nostro stand. E chiederemo loro di applicare senza timore le tariffe che hanno stabilito.
La campagna vede il contributo dell’avvocato Eleonora Trigari, che si esprime a favore del manifesto. Eleonora è un avvocato milanese esperta in diritto d’autore che presta la sua opera ad artisti su tutto il territorio nazionale. Qui di seguito potete leggere il suo contributo:
"Molto correttamente la Scuola Internazionale di Comics utilizza l’espressione “svalutazione culturale”. In Italia all’arte sequenziale non viene infatti riconosciuto un adeguato valore artistico, come invece avviene in altri Paesi. Ciò nonostante lo studio, la passione e la dedizione che stanno dietro alle opere a fumetto.
Si consideri che in Italia il fumetto non gode nemmeno di una tutela legislativa specifica. Esiste una proposta di riforma volta ad introdurre una disciplina ad hoc per le opere a fumetto, ma si tratta di un progetto tuttora arenato (disegno di legge n. 3298 del Senato della Repubblica, XIV legislatura, “Protezione del diritto d’autore delle opere a fumetti“ - comunicato alla Presidenza l’11 febbraio 2005-).
Sarebbe invece di grande importanza una riforma, tra l’altro, per il valore in sé dell’espresso riconoscimento, anche a livello legislativo, del fumetto come forma d’arte. Infatti, le conseguenze della svalutazione culturale dell’arte sequenziale sono molteplici. Innanzitutto, ciò incide, in negativo, sulle condizioni lavorative dei disegnatori.
Basti pensare agli innumerevoli contratti a progetto che malcelano rapporti di lavoro subordinato e che i disegnatori, soprattutto i giovani artisti, si trovano “costretti” a sottoscrivere pur di poter lavorare. Oppure al mancato riconoscimento della proprietà degli originali delle tavole da parte delle case editrici. Gli stessi disegnatori sono direttamente vittime della svalutazione culturale dell’arte sequenziale, in quanto molto spesso non sono consapevoli dei diritti loro spettanti e non sono quindi in grado di tutelarli.
Ne è un esempio palpabile il fatto che molti pensano che una volta firmato il contratto di edizione tutti i diritti di autore si trasferiscano automaticamente alla casa editrice, mentre non è necessariamente così. Occorre quindi che i disegnatori per primi rivendichino a gran voce la dignità artistica delle loro opere e il valore del loro lavoro e che si impegnino attivamente per la tutela dei loro diritti, dei quali anzitutto devono prendere coscienza.
Tutti coloro i quali hanno a cuore la cultura e l’arte dovrebbero appoggiarli, perché tutto ciò che non favorisce la diffusione dell’arte e della cultura è di per sé negativo dal punto di vista sociale."
- Avv. Eleonora Trigari
Ed ora... Dite la vostra, ma soprattutto pensateci su, che non fa mai male.
Contro l'idea che vede il disegnatore di fumetto come un lavoratore "di serie B" e che, quindi, tende a trasformarli in questo: una categoria che, come dicevo in altre sedi ed in tempi meno battaglieri:
- non ha un trattamento economico proporzionato al lavoro svolto,
- non ha un sindacato (sì, c'è il SILF, ma mi permetto di dubitare della sua forza contrattuale OGGI),
- non ha organi d'informazione (il fumettista che conosce i suoi diritti e che sa destreggiarsi con la burocrazia minima necessaria è un'eccezione!)
- non ha coesione interna: centinaia di nuovi disegnatori all'anno che escono dalle scuole a fronte di sempre meno lettori fa sentire il disegnatore in concorrenza contro i suoi colleghi. Risultato: diffidenza e poca comunicazione che peggiorano i punti precedenti in un circolo vizioso.
Nei prossimi giorni metterò su questo blog l'analisi che feci mesi fa per la mailing list Yattaaa: a quanto pare le mie esperienze e riflessioni si ritrovano identiche anche in molti altri luoghi.
Il che non vuol dire che sono figo io (o forse sì? ^_- ), ma vuol dire che la mia esperienza è, purtroppo, "tipica", è la cosiddetta "aria che si respira".
Ora, la soluzione numero uno per il fumettista italiano è "punta all'estero"; giusto oggi mi hanno segnalato questo desolante ed amaro articolo di Repubblica, segnale non stiamo parlando dell'unica categoria che cerca salvezza, moralmente ed economicamente, all'estero:
http://www.repubblica.it/economia/2010/10/22/news/cara_italia_ti_scrivo_it_un_paese_visto_da_lontano-8319065/. Andate a leggerlo.
Fatto?
La soluzione numero due è "cambia lavoro e i fumetti li fai per divertimento". Io sono stato molto ben consigliato e il fumettista per lavoro non l'ho mai voluto fare sul serio.
Fino all'anno scorso dicevo "la mia fidanzata fa la fumettista per l'Italia" ed avevo il sorriso amaro in faccia.
Oggi dico "la mia futura moglie fa l'illustratrice per l'estero" ed ho un sorriso soddisfatto e sincero in volto.
Ma veniamo al Manifesto (che ho un pochino reimpaginato per migliore leggibilità, ma il testo è fedele a come lo trovo sul nuovo blog di Giuseppe Di Bernardo):
CAMPAGNA DI SENSIBILIZZAZIONE PER LA DIFESA DEL LAVORO DEI DISEGNATORI DI FUMETTO
Manifesto: La Scuola Internazionale di Comics intende promuovere una campagna di sensibilizzazione per la difesa del lavoro di tutti i disegnatori del fumetto.
Poiché siamo quotidianamente a contatto con tanti professionisti, abbiamo raccolto le loro riflessioni e ci facciamo portavoce del loro malcontento.
Come loro, anche noi crediamo che sia necessario cambiare una pessima abitudine che negli anni si è consolidata: il fumetto è un’arte, ma in Italia soffre di una svalutazione culturale, nonostante le capacità dei disegnatori italiani. Anche questo può aver contribuito a far nascere una falsa idea del lavoro dei disegnatori del fumetto, diffondendo la convinzione che la loro opera abbia minore dignità rispetto a quella di altri artisti.
Sempre più spesso i disegnatori si sentono traditi nel loro entusiasmo di condividere il loro lavoro con i fan. Ecco la principale fonte di malcontento tra i disegnatori: alle fiere regalano infaticabilmente la loro professionalità e la loro arte per poi vederla svenduta su internet: spesso vediamo disegni “svenduti” anche per 5 euro, in questo modo anche il talento del disegnatore è svalutato.
Tutto il loro lavoro, la loro esperienza, la loro fatica vengono svenduti per niente.
Questa situazione marcia parallelamente a quella in cui un disegnatore si trova a dover rispondere a quesiti umilianti del tipo: “Tu chi sei? Che fumetti hai fatto? Ah! Allora mi fai un disegno?” per poi magari vedere il foglio accartocciato da qualche parte perché in fondo averlo non era poi così importante.
La Scuola Internazionale di Comics vuole sostenere e accompagnare i disegnatori in una rivoluzione di questo sistema che sminuisce la loro professionalità, per cercare di dare il giusto peso alla loro arte.
Per questo chiediamo a tutti quelli che condividono questo pensiero e che intendono attivamente spalleggiarci in questa battaglia educativa, di sottoscrivere questo documento per far sentire la loro voce e di rifiutarsi, nelle manifestazioni a venire, di prestare la loro opera gratuitamente.
Da ora in poi chi vorrà un disegno potrà averlo dietro compenso o dopo aver acquistato le pubblicazioni dei disegnatori. La Scuola Internazionale di Comics da parte sua, si impegnerà a far circolare questo documento e inviarlo poi ai media, agli organizzatori delle fiere e alle case editrici, ai suoi studenti e a tutti quelli che seguono le attività della scuola perché chi lo condivide possa sottoscriverlo.
Per dare l’avvio a questa nuova tendenza, noi della Scuola Internazionale di Comics, in occasione di Lucca Comics chiederemo ai nostri insegnanti di esporre il loro tariffario quando disegneranno per i fan presso il nostro stand. E chiederemo loro di applicare senza timore le tariffe che hanno stabilito.
La campagna vede il contributo dell’avvocato Eleonora Trigari, che si esprime a favore del manifesto. Eleonora è un avvocato milanese esperta in diritto d’autore che presta la sua opera ad artisti su tutto il territorio nazionale. Qui di seguito potete leggere il suo contributo:
"Molto correttamente la Scuola Internazionale di Comics utilizza l’espressione “svalutazione culturale”. In Italia all’arte sequenziale non viene infatti riconosciuto un adeguato valore artistico, come invece avviene in altri Paesi. Ciò nonostante lo studio, la passione e la dedizione che stanno dietro alle opere a fumetto.
Si consideri che in Italia il fumetto non gode nemmeno di una tutela legislativa specifica. Esiste una proposta di riforma volta ad introdurre una disciplina ad hoc per le opere a fumetto, ma si tratta di un progetto tuttora arenato (disegno di legge n. 3298 del Senato della Repubblica, XIV legislatura, “Protezione del diritto d’autore delle opere a fumetti“ - comunicato alla Presidenza l’11 febbraio 2005-).
Sarebbe invece di grande importanza una riforma, tra l’altro, per il valore in sé dell’espresso riconoscimento, anche a livello legislativo, del fumetto come forma d’arte. Infatti, le conseguenze della svalutazione culturale dell’arte sequenziale sono molteplici. Innanzitutto, ciò incide, in negativo, sulle condizioni lavorative dei disegnatori.
Basti pensare agli innumerevoli contratti a progetto che malcelano rapporti di lavoro subordinato e che i disegnatori, soprattutto i giovani artisti, si trovano “costretti” a sottoscrivere pur di poter lavorare. Oppure al mancato riconoscimento della proprietà degli originali delle tavole da parte delle case editrici. Gli stessi disegnatori sono direttamente vittime della svalutazione culturale dell’arte sequenziale, in quanto molto spesso non sono consapevoli dei diritti loro spettanti e non sono quindi in grado di tutelarli.
Ne è un esempio palpabile il fatto che molti pensano che una volta firmato il contratto di edizione tutti i diritti di autore si trasferiscano automaticamente alla casa editrice, mentre non è necessariamente così. Occorre quindi che i disegnatori per primi rivendichino a gran voce la dignità artistica delle loro opere e il valore del loro lavoro e che si impegnino attivamente per la tutela dei loro diritti, dei quali anzitutto devono prendere coscienza.
Tutti coloro i quali hanno a cuore la cultura e l’arte dovrebbero appoggiarli, perché tutto ciò che non favorisce la diffusione dell’arte e della cultura è di per sé negativo dal punto di vista sociale."
- Avv. Eleonora Trigari
Ed ora... Dite la vostra, ma soprattutto pensateci su, che non fa mai male.
Ritorno al passato, ovvero: Ma siamo deficienti?
Stamattina leggo Punto Informatico e scopro un paio di cose inquietanti.
1) Esiste una proposta di legge sul tassare le connessioni internet italiane (vedi qui). Come se, tra parentesi, non pagassimo già l'IVA sulle bollette telefoniche (com'è anche giusto che sia). Perché? Perché l'industria dei mezzi di comunicazione tradizionali soffre? E quindi che si fa? Si dirottano soldi dall'investimento in infrastrutture in aiuti ad industrie che il progresso vorrebbe meno vecchie di quelle che ci sono?
Dirottare soldi? Eh, sì, perché nel frattempo gli investimenti per la Banda Larga (che sarebbe un pochino d'aiuto per la nostra industria, magari) sono stati bloccati con questa scusa. Al prossimo che mi parla di Ponte Sullo Stretto risponderò MOLTO male.
Già, ricordiamo, esiste la tassa definita "equo compenso" (sic): ogni supporto di registrazione vergine che compri contiene una piccola tassa che va, nelle intenzioni del Legislatore, a compensare i mancati introiti dell'industria cinematografica che si presume esso andrà a creare. Una specie di "tassa sulla colpevolezza presunta dell'acquirente", non vedo come sia giustificabile logicamente in altro modo.
Nella Finanziaria 2012 ci sarà anche una sovvenzione per i poveri venditori ambulanti di ghiaccio schiacciati dal progresso dei frigoriferi? >_< ). Motivo? Viola il diritto di copyright.
Certo, come se una parodia di 4 minuti fosse un valido sostituto dell'opera intera (che è un film serissimo).
L'intelligenza di certe persone che spendono tempo e denaro per rimuovere pubblicità gratuita ai loro prodotti mi lascia sempre stupito.
A parte ciò, in Italia esiste un diritto alla parodia.
Basta una ricerchina su Google per "legge parodia" e guarda un po' cosa salta fuori.
- legge 22 Aprile 1943 n.633 (G.U. n.166 del 16 Luglio 1941), articolo 1, in particolare alla citazione “Sono protette ai sensi di questa legge le opere dell'ingegno di carattere creativo che appartengono […] alla cinematografia, qualunque ne sia il modo o la forma di espressione.”
- legge 22 Aprile 1943 n.633 (G.U. n.166 del 16 Luglio 1941), articolo 3, “Le opere collettive, costituite dalla riunione di opere o di parti di opere, che hanno carattere di creazione autonoma, come risultato della scelta e del coordinamento ad un determinato fine […] artistico, […] sono protette come opere originali, indipendentemente e senza pregiudizio dei diritti di autore sulle opere o sulle parti di opere di cui sono composte.” e in riferimento all’articolo 4, in particolare alla citazione “Senza pregiudizio dei diritti esistenti sull'opera originaria, sono altresì protette le elaborazioni di carattere creativo dell'opera stessa, quali […] le trasformazioni da una in altra forma […] artistica, le modificazioni ed aggiunte che costituiscono un rifacimento sostanziale dell'opera originaria, gli adattamenti, le riduzioni, i compendi, le variazioni non costituenti opera originale.”
- Direttiva 2001/29/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 maggio 2001 (GU n. L 167 del 22/06/2001), articolo 5 “Sono esentati dal diritto […] gli atti di riproduzione […] privi di rilievo economico proprio che sono […] parte integrante e essenziale di un procedimento tecnologico […]”, in particolare al paragrafo 3 lettera K “quando l’utilizzo avvenga a scopo di caricatura, parodia o pastiche.”
Tutto quanto sopra confermato anche dal
- Trib. Milano 29 gennaio 1996, in Foro it.,1996, I, 1426 e in Dir.Industriale, 1996, 479, n. MINA; Trib. Milano 15 novembre 1995 in Giur.It., 1996, I, 2, 749, “A questo proposito, cercando di analizzare giuridicamente questo caso, va premesso che la parodia, secondo la giurisprudenza, si risolve sempre in un'opera autonoma e distinta rispetto a quella di riferimento e non richiede il consenso da parte del titolare del diritto di utilizzazione economica. L'opera pertanto sarà imputabile solo al parodista e giammai, neanche in parte, all'autore dell'opera parodiata.”
Capito, Constantin Films? "Giammai".
E La Caduta me lo scarico, e "giammai" lo noleggerò.
1) Esiste una proposta di legge sul tassare le connessioni internet italiane (vedi qui). Come se, tra parentesi, non pagassimo già l'IVA sulle bollette telefoniche (com'è anche giusto che sia). Perché? Perché l'industria dei mezzi di comunicazione tradizionali soffre? E quindi che si fa? Si dirottano soldi dall'investimento in infrastrutture in aiuti ad industrie che il progresso vorrebbe meno vecchie di quelle che ci sono?
Dirottare soldi? Eh, sì, perché nel frattempo gli investimenti per la Banda Larga (che sarebbe un pochino d'aiuto per la nostra industria, magari) sono stati bloccati con questa scusa. Al prossimo che mi parla di Ponte Sullo Stretto risponderò MOLTO male.
Già, ricordiamo, esiste la tassa definita "equo compenso" (sic): ogni supporto di registrazione vergine che compri contiene una piccola tassa che va, nelle intenzioni del Legislatore, a compensare i mancati introiti dell'industria cinematografica che si presume esso andrà a creare. Una specie di "tassa sulla colpevolezza presunta dell'acquirente", non vedo come sia giustificabile logicamente in altro modo.
Nella Finanziaria 2012 ci sarà anche una sovvenzione per i poveri venditori ambulanti di ghiaccio schiacciati dal progresso dei frigoriferi? >_< ). Motivo? Viola il diritto di copyright.
Certo, come se una parodia di 4 minuti fosse un valido sostituto dell'opera intera (che è un film serissimo).
L'intelligenza di certe persone che spendono tempo e denaro per rimuovere pubblicità gratuita ai loro prodotti mi lascia sempre stupito.
A parte ciò, in Italia esiste un diritto alla parodia.
Basta una ricerchina su Google per "legge parodia" e guarda un po' cosa salta fuori.
- legge 22 Aprile 1943 n.633 (G.U. n.166 del 16 Luglio 1941), articolo 1, in particolare alla citazione “Sono protette ai sensi di questa legge le opere dell'ingegno di carattere creativo che appartengono […] alla cinematografia, qualunque ne sia il modo o la forma di espressione.”
- legge 22 Aprile 1943 n.633 (G.U. n.166 del 16 Luglio 1941), articolo 3, “Le opere collettive, costituite dalla riunione di opere o di parti di opere, che hanno carattere di creazione autonoma, come risultato della scelta e del coordinamento ad un determinato fine […] artistico, […] sono protette come opere originali, indipendentemente e senza pregiudizio dei diritti di autore sulle opere o sulle parti di opere di cui sono composte.” e in riferimento all’articolo 4, in particolare alla citazione “Senza pregiudizio dei diritti esistenti sull'opera originaria, sono altresì protette le elaborazioni di carattere creativo dell'opera stessa, quali […] le trasformazioni da una in altra forma […] artistica, le modificazioni ed aggiunte che costituiscono un rifacimento sostanziale dell'opera originaria, gli adattamenti, le riduzioni, i compendi, le variazioni non costituenti opera originale.”
- Direttiva 2001/29/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 maggio 2001 (GU n. L 167 del 22/06/2001), articolo 5 “Sono esentati dal diritto […] gli atti di riproduzione […] privi di rilievo economico proprio che sono […] parte integrante e essenziale di un procedimento tecnologico […]”, in particolare al paragrafo 3 lettera K “quando l’utilizzo avvenga a scopo di caricatura, parodia o pastiche.”
Tutto quanto sopra confermato anche dal
- Trib. Milano 29 gennaio 1996, in Foro it.,1996, I, 1426 e in Dir.Industriale, 1996, 479, n. MINA; Trib. Milano 15 novembre 1995 in Giur.It., 1996, I, 2, 749, “A questo proposito, cercando di analizzare giuridicamente questo caso, va premesso che la parodia, secondo la giurisprudenza, si risolve sempre in un'opera autonoma e distinta rispetto a quella di riferimento e non richiede il consenso da parte del titolare del diritto di utilizzazione economica. L'opera pertanto sarà imputabile solo al parodista e giammai, neanche in parte, all'autore dell'opera parodiata.”
Capito, Constantin Films? "Giammai".
E La Caduta me lo scarico, e "giammai" lo noleggerò.
Internet per la Pace
A mettere la faccia nel milionesimo appello pro-censura alla Rete è Maroni (vedi QUI), stavolta, e la scusa è il terrorismo.
E come al solito, si fa pubblicità negativa solo alla Rete, e non si parla di, che so, altri mezzi che i terroristi potrebbero usare per comunicare come posta e telefono, o di denaro che passa di mano tramite transazioni bancarie.
Il "nemico", guardacaso, è sempre nella Rete.
Terroristi? In Rete. Pedofili? In Rete.
In un Paese che è avviato a tutta velocità verso la vecchiaia fisica e culturale, la Rete non passerà: non c'è un piano decente per la Banda Larga, ma si stanziano i soldi per il Ponte sullo Stretto di Messina (sull'utilità del quale sono stati espressi forti dubbi da più parti, a voi indagare se v'interessa).
Vi sfido a trovare un TG "mainstream" (TG1, TG2 o un TG Mediaset) che faccia un servizio sule ultime tecnologie senza concludere "eh, però, una volta si stava meglio". Davvero: se me lo trovate mi renderete felice.
In compenso, per fortuna, c'è chi propone di assegnare il Nobel per la Pace alla Rete stessa.
Cioè a tutti noi.
Perché la Rete è comunicazione, quindi confronto, quindi progresso e democrazia.
Ed è anche comodità, cioè business, cioè ricchezza e qualità della vita, cioè soldi, che non sono quella brutta cosa che ingrassa i ricchi, ma quella bella cosa con cui NOI compriamo il pane.
Ma sarebbero soldi per tutti, non per i soliti teleipnotizzatori.
E come al solito, si fa pubblicità negativa solo alla Rete, e non si parla di, che so, altri mezzi che i terroristi potrebbero usare per comunicare come posta e telefono, o di denaro che passa di mano tramite transazioni bancarie.
Il "nemico", guardacaso, è sempre nella Rete.
Terroristi? In Rete. Pedofili? In Rete.
In un Paese che è avviato a tutta velocità verso la vecchiaia fisica e culturale, la Rete non passerà: non c'è un piano decente per la Banda Larga, ma si stanziano i soldi per il Ponte sullo Stretto di Messina (sull'utilità del quale sono stati espressi forti dubbi da più parti, a voi indagare se v'interessa).
Vi sfido a trovare un TG "mainstream" (TG1, TG2 o un TG Mediaset) che faccia un servizio sule ultime tecnologie senza concludere "eh, però, una volta si stava meglio". Davvero: se me lo trovate mi renderete felice.
In compenso, per fortuna, c'è chi propone di assegnare il Nobel per la Pace alla Rete stessa.
Cioè a tutti noi.
Perché la Rete è comunicazione, quindi confronto, quindi progresso e democrazia.
Ed è anche comodità, cioè business, cioè ricchezza e qualità della vita, cioè soldi, che non sono quella brutta cosa che ingrassa i ricchi, ma quella bella cosa con cui NOI compriamo il pane.
Ma sarebbero soldi per tutti, non per i soliti teleipnotizzatori.
http://internetforpeace.org
Cliccate in basso a sinistra e scegliete dal menu a tendina "Italian" per scaricare il testo in italiano in formato .PDF.
Chissà se i politici italiani sanno cos'è un menu a tendina.
Chissà se sanno cos'è un .PDF.
Chissà se sanno come si accede ad un sito su Internet.
Se sanno o meno cos'è Internet lo sappiamo: non lo sanno bene ma lo temono.
La scelta, quindi è tra questo:
E questo:
Vi è venuta voglia di firmare per il NOSTRO Nobel per la Pace?
Chissà se i politici italiani sanno cos'è un menu a tendina.
Chissà se sanno cos'è un .PDF.
Chissà se sanno come si accede ad un sito su Internet.
Se sanno o meno cos'è Internet lo sappiamo: non lo sanno bene ma lo temono.
La scelta, quindi è tra questo:
E questo:
Nota: fate caso a ciò che dice Davide Rossi dal minuto 1:20.
Davide Rossi risultava, nel file .DOC ospitato su www.gabriellacarlucci.it fino a poco tempo fa, come autore della proposta di legge Carlucci contro lo scambio di materiale audiovideo in Rete, presentata come legge antipedofili (sic).
La voce fuori campo che promette la confutazione NON è la mia. Ma potrebbe esserlo. :P
Davide Rossi risultava, nel file .DOC ospitato su www.gabriellacarlucci.it fino a poco tempo fa, come autore della proposta di legge Carlucci contro lo scambio di materiale audiovideo in Rete, presentata come legge antipedofili (sic).
La voce fuori campo che promette la confutazione NON è la mia. Ma potrebbe esserlo. :P
Vi è venuta voglia di firmare per il NOSTRO Nobel per la Pace?
Il software libero in poche parole
Ne approfitto per testare anche l' "embed" dei filmati YouTube.
Link diretto al filmato QUI!
Il post fa parte delle PAULemiche per via della frase "disgustoso vendere le nuove generazioni ad una grande compagnia" (2:30 circa nel filmato)... Come non concordare?
Buona visione, e a domani per Thumos.
Link diretto al filmato QUI!
Il post fa parte delle PAULemiche per via della frase "disgustoso vendere le nuove generazioni ad una grande compagnia" (2:30 circa nel filmato)... Come non concordare?
Buona visione, e a domani per Thumos.
Diritto alla Rete
Inauguro così la sezione PAULemiche (si legge "pooolemiche", alzando di un pochino il tono di voce sul "poool").Fermo restando che questo blog è e resta illegale come, francamente, il 99% dei blog d'Italia grazie a varie leggi-bavaglio talmente idiote che non sono mai state applicate...
...finora...
...possiamo provare a fare un po'di rumore e vedere che succede.
Dal Micro al Macro
E'uscita la Global 500 di Fortune.
Embè?
Così, tanto per fare, ho dato un'occhiata alla lista, a questo mondo dell'alta, altissima, anzi: della massima finanza, tanto per vedere quanto è lontana da noi.
Anzi: da me, persona comune.
Lavoro per le Assicurazioni Generali (47° posto), ho un'auto Peugeot (57°) che va a benzina (3 petrolifire nei primi 10 posti), e monta gomme, mi pare, Michelin (376°).
Ho un cellulare Nokia (85°) con carta prepagata Vodafone (94°).
Uso Google per vari servizi che offre (423°), il mio portatile ha componenti Intel (202°) e, anche se non la uso più, me l'hanno venduto assieme ad una copia di Windows XP (Microsoft: 117°).
La mia fidanzata ha una Ford (19°) e usa un iMac (Apple: 253°) per preparare i suoi (nostri, in alcuni casi) progetti: alcuni li spedirà tramite Poste Italiane (339°).
Abbiamo elettrodomestici Whirpool (488°) in casa, il televisore è Samsung (40°), la Playstation 2 che ha collegata è Sony (81°).
Andrò al cinema a vedere UP, il nuovo film della Pixar? Di sicuro! (Walt Disney 201°)
E se preferissi un film? (Time Warner: 159°)
In ufficio e in casa chi non ha dei Post-It (3M: 351°)?
Chi non ha mai mangiato da McDonald's (388°)?
Chi non fa la spesa in un supermercato (Migros: 379°; Carrefour: 25°) magari per comprare le sottilette (Kraft Foods: 177°) o del cioccolato (Nestlè: 48°) o prodotti per la pulizia di casa (Procter & Gamble 68°; Johnson & Johnson 103°) o bibite per una festa con gli amici (Coca-Cola: 259°; PepsiCo: 175°)?
Solo accendendo la luce si va a toccare l'ENI (17°, prima tra le compagnie italiane).
Morale della favola? Non c'è. Se ce la vedete, giù coi commenti, ma non siate banali, se potete. ^_-
P.S.: il tag di questi post che parlano di economia tra il serio ed il faceto è "Eco-NO-mia" per ragioni note, per ora, solo agli iniziati.
Embè?
Così, tanto per fare, ho dato un'occhiata alla lista, a questo mondo dell'alta, altissima, anzi: della massima finanza, tanto per vedere quanto è lontana da noi.
Anzi: da me, persona comune.
Lavoro per le Assicurazioni Generali (47° posto), ho un'auto Peugeot (57°) che va a benzina (3 petrolifire nei primi 10 posti), e monta gomme, mi pare, Michelin (376°).
Ho un cellulare Nokia (85°) con carta prepagata Vodafone (94°).
Uso Google per vari servizi che offre (423°), il mio portatile ha componenti Intel (202°) e, anche se non la uso più, me l'hanno venduto assieme ad una copia di Windows XP (Microsoft: 117°).
La mia fidanzata ha una Ford (19°) e usa un iMac (Apple: 253°) per preparare i suoi (nostri, in alcuni casi) progetti: alcuni li spedirà tramite Poste Italiane (339°).
Abbiamo elettrodomestici Whirpool (488°) in casa, il televisore è Samsung (40°), la Playstation 2 che ha collegata è Sony (81°).
Andrò al cinema a vedere UP, il nuovo film della Pixar? Di sicuro! (Walt Disney 201°)
E se preferissi un film? (Time Warner: 159°)
In ufficio e in casa chi non ha dei Post-It (3M: 351°)?
Chi non ha mai mangiato da McDonald's (388°)?
Chi non fa la spesa in un supermercato (Migros: 379°; Carrefour: 25°) magari per comprare le sottilette (Kraft Foods: 177°) o del cioccolato (Nestlè: 48°) o prodotti per la pulizia di casa (Procter & Gamble 68°; Johnson & Johnson 103°) o bibite per una festa con gli amici (Coca-Cola: 259°; PepsiCo: 175°)?
Solo accendendo la luce si va a toccare l'ENI (17°, prima tra le compagnie italiane).
Morale della favola? Non c'è. Se ce la vedete, giù coi commenti, ma non siate banali, se potete. ^_-
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