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Prescritto.
Lo stesso giorno, il sito umoristico Cracked.com scrive: commentando la puerile storiella della "nipote di Mubarak", una cosa così:
"Berlusconi was forced to resign, but not before the entire Italian economy collapsed, helping push the European Union closer to the brink of catastrophe. Apparently being asleep at the wheel/constantly involved in orgies with prostitutes tends to do a number on your country."
Così, tanto per chiarire che si parla di considerazioni ovvie, viste da fuori.
Fermiamo l'omeopatia.
Sul serio.
Ed in particolare la Boiron: http://www.boiron.it/
Qualche mese fa la Boiron ha fatto pubblicità su emittenti radio nazionali con un metodo che definirei scorretto: due voci narranti che si bisbigliano una specie di "segreto", di chiedere al loro medico che cos'è la Boiron, perché "lo sai che in Italia non si può fare pubblicità ai medicinali omeopatici?"
Ovvero: facciamo leva sul sentimento nazionale di "LORO sono brutti e cattivi, ora li freghiamo".
La pubblicità sparisce dopo un po' (spero con pesanti sanzioni per violazioni di codici etici della pubblicità) e ne compare un'altra.
Del collirio omeopatico.
Ora, c'è del genio in tutto questo: le "medicine" omeopatiche sono acqua distillata.
E indovinate qual'è l'unica condizione medica che si può risolvere con poche gocce d'acqua fresca? Esatto: il bruciore agli occhi.
Uno prova, vede che l'acqua fresca funziona, e "deduce" che l'omeopatia funziona.
Ripeto: geniale. Degno di Lex Luthor o del Joker.
Sul loro sito, la Boiron mette anche nelle FAQ delle perle, tipo che l'omeopatia funziona bene per malattie "acute, come il raffreddore" (che anche se non fai nulla passa da solo) e per quelle croniche, in cui, sui tempi lunghi, il paziente può dare la colpa dell'insuccesso della cura a mille altri fattori. Oppure, intanto fa una terapia vera e l'omeopatia si prende dei meriti che non ha.
Ah, si ripete anche mille volte che "non ha controindicazioni, non ha tossicità chimica, la si può usare in gravidanza, sugli animali" ecc. ecc.
Chiaro: non fa niente, è ovvio che non faccia male! Ma se ripeti mille volte che non fa male, prima o poi qualcuno crede che faccia bene.
Genio, genio, genio.
Terzo atto: la Boiron parte all'assalto frontale, denunciando questo blog per questo articolo.
http://www.blogzero.it/2011/07/13/omeopatia-mito-e-leggenda-1/
Tra parentesi, questo articolo è un bel riassunto di tutta la faccenda "omeopatia" e di come funziona, cioè per far soldi, e di come non funziona, cioè per curare alcunché, tranne il suddetto bruciore agli occhi.
Ma per quello basta aprire il rubinetto, e l'acqua che ne esce magari non è altrettanto distillata, ma vuoi mettere il risparmio?
Ed in particolare la Boiron: http://www.boiron.it/
Qualche mese fa la Boiron ha fatto pubblicità su emittenti radio nazionali con un metodo che definirei scorretto: due voci narranti che si bisbigliano una specie di "segreto", di chiedere al loro medico che cos'è la Boiron, perché "lo sai che in Italia non si può fare pubblicità ai medicinali omeopatici?"
Ovvero: facciamo leva sul sentimento nazionale di "LORO sono brutti e cattivi, ora li freghiamo".
La pubblicità sparisce dopo un po' (spero con pesanti sanzioni per violazioni di codici etici della pubblicità) e ne compare un'altra.
Del collirio omeopatico.
Ora, c'è del genio in tutto questo: le "medicine" omeopatiche sono acqua distillata.
E indovinate qual'è l'unica condizione medica che si può risolvere con poche gocce d'acqua fresca? Esatto: il bruciore agli occhi.
Uno prova, vede che l'acqua fresca funziona, e "deduce" che l'omeopatia funziona.
Ripeto: geniale. Degno di Lex Luthor o del Joker.
Sul loro sito, la Boiron mette anche nelle FAQ delle perle, tipo che l'omeopatia funziona bene per malattie "acute, come il raffreddore" (che anche se non fai nulla passa da solo) e per quelle croniche, in cui, sui tempi lunghi, il paziente può dare la colpa dell'insuccesso della cura a mille altri fattori. Oppure, intanto fa una terapia vera e l'omeopatia si prende dei meriti che non ha.
Ah, si ripete anche mille volte che "non ha controindicazioni, non ha tossicità chimica, la si può usare in gravidanza, sugli animali" ecc. ecc.
Chiaro: non fa niente, è ovvio che non faccia male! Ma se ripeti mille volte che non fa male, prima o poi qualcuno crede che faccia bene.
Genio, genio, genio.
Terzo atto: la Boiron parte all'assalto frontale, denunciando questo blog per questo articolo.
http://www.blogzero.it/2011/07/13/omeopatia-mito-e-leggenda-1/
Tra parentesi, questo articolo è un bel riassunto di tutta la faccenda "omeopatia" e di come funziona, cioè per far soldi, e di come non funziona, cioè per curare alcunché, tranne il suddetto bruciore agli occhi.
Ma per quello basta aprire il rubinetto, e l'acqua che ne esce magari non è altrettanto distillata, ma vuoi mettere il risparmio?
Riflettendo sui referendum
Grazie ai miei studi di economia, trovo una BOIATA grossa come una casa mettere in mano al popolo (anziché ad una commissione tecnica - meglio specificare: DI INCENSURATI) una questione complessa come lo sviluppo energetico di un Paese.
Oltretutto, a poca distanza dalla faccenda di Fukushima.
E ai giapponesi è anche andata bene: pensate se fosse stata:
1) una centrale a petrolio (strage della fauna marina immediata)
2) costruita con gli appalti truccati ed il cemento sabbiato ecc. ecc.
Tornando a noi, con un po' di buon senso, non è che ci siano due scelte "nucleare sì" e "nucleare no": ci sono un sacco di modi e di tempi possibili sia per "fare il nucleare" sia per "non farlo e trovare un'altra soluzione al bilancio energetico".
Butto lì una battuta: che voto ti avrebbe dato la tua maestra delle elementari se al tema "racconta la tua giornata" avessi scritto "SÌ" o "NO"?
E noi riduciamo i prossimi dieci (e più) anni di pianificazione energetica di un Paese a slogan per un sì o per un no?
Quindi, andare o votare o no?
Ma certo che sì: non andarci significa dire alla Casta "ce ne freghiamo, fate quello che vi pare".
P.S.: Idem per la "questione dell'acqua": questione tecnica ridotta ad una scelta binaria. Il Legittimo Impedimento è una porcata che va cancellata dalla Storia il prima possibile, su questo non ho il minimo dubbio: bisogna metterci un SÌ bello deciso.
Oltretutto, a poca distanza dalla faccenda di Fukushima.
E ai giapponesi è anche andata bene: pensate se fosse stata:
1) una centrale a petrolio (strage della fauna marina immediata)
2) costruita con gli appalti truccati ed il cemento sabbiato ecc. ecc.
Tornando a noi, con un po' di buon senso, non è che ci siano due scelte "nucleare sì" e "nucleare no": ci sono un sacco di modi e di tempi possibili sia per "fare il nucleare" sia per "non farlo e trovare un'altra soluzione al bilancio energetico".
Butto lì una battuta: che voto ti avrebbe dato la tua maestra delle elementari se al tema "racconta la tua giornata" avessi scritto "SÌ" o "NO"?
E noi riduciamo i prossimi dieci (e più) anni di pianificazione energetica di un Paese a slogan per un sì o per un no?
Quindi, andare o votare o no?
Ma certo che sì: non andarci significa dire alla Casta "ce ne freghiamo, fate quello che vi pare".
P.S.: Idem per la "questione dell'acqua": questione tecnica ridotta ad una scelta binaria. Il Legittimo Impedimento è una porcata che va cancellata dalla Storia il prima possibile, su questo non ho il minimo dubbio: bisogna metterci un SÌ bello deciso.
Concorso Coop per testi e fumetti.
Sono indeciso se partecipare o meno.
Mi piacerebbe fare coppia con un(a) fumettista per la sezione (indovinate?) fumetto.
Due sole tavole, scadenza 30 aprile.
I dettagli sul sito ufficiale:
http://www.coopforwords.it/
Allora, qualcuno ci sta?
Mi piacerebbe fare coppia con un(a) fumettista per la sezione (indovinate?) fumetto.
Due sole tavole, scadenza 30 aprile.
I dettagli sul sito ufficiale:
http://www.coopforwords.it/
Allora, qualcuno ci sta?
Seconda strofa.
"Noi siamo da secoli
Calpesti, derisi
Perché non siam Popolo
Perché siam divisi.
Raccolgaci un'Unica
Bandiera una Speme
Di fonderci insieme
Già l'ora suonò."
Calpesti, derisi
Perché non siam Popolo
Perché siam divisi.
Raccolgaci un'Unica
Bandiera una Speme
Di fonderci insieme
Già l'ora suonò."
(UPD) Disegnatori italiani ed animatori giapponesi.
La questione "quanto vengono pagati gli autori di fumetto" è scottante, tra gli addetti ai lavori.
Io ci aggiungerei anche "come vengono trattati gli autori di fumetto".
Le risposte, mediamente con rare punte di eccellenza, sono rispettivamente, per l'Italia, "poco" e "come nullità rimpiazzabili" (anche quando non lo sono).
Com'è come non è, nella patria dei manga e dell'animazione (il Giappone per chi ha vissuto sotto un sasso fino ad oggi), hanno anche loro dei bei problemucci con il trattamento dei lavoratori dell'arte di consumo.
Secondo questo articolo il governo giapponese ha promosso degli incentivi per "allevare" degli apprendisti nell'animazione.
Perché? Perché ce ne sono sempre di meno.
Perché? Perché sono pagati poco, a cifra fissa (le case di produzione non riconoscono royalties agli autori e le case di produzione ricevono solo le briciole degli sponsor, che pagano invece i network TV).
Inoltre, le case di produzione sono controllate da delle elite stagnanti che non azzardano innovazioni. Non lo dico io, lo dice la Harvard Business School, come riassunto da questo articolo.
Esattamente, quanto poco sono pagati?
In un'inchiesta di un paio d'anni fa (del 2009), la media era di 1.100.000 ¥ per gli animatori tra i 20 ed i 30 anni, il doppio circa per quelli tra i 30 ed i 40.
A questo si deve aggiungere la mancanza di contratto scritto per il 47% di loro e la mancanza di molti benefit aziendali (tipo la tradizionale visita medica pagata dalla ditta, assente nel 38% dei casi).
Al cambio dell'epoca, non troppo diverso da quello odierno, circa 10.000 € l'anno.
Parametrando per il PIL pro capite rapportato al potere d'acquisto, è come se un disegnatore da noi venisse pagato 9.400 €/anno.
Le condizioni, come si vede, non sono molto diverse tra qui e là, con la differenza che l'export d'animazione in Giappone è un'industria che ha una capacità di generare fatturati interessanti per un grande o medio investitore. Il fumetto italiano non lo è, ed i contratti scritti sono una bestia ancora più rara che in Giappone.
Ora, anche il fumettista italiano si avvia all'estinzione come l'animatore giapponese?
La situazione giapponese è una premonizione della situazione italiana?
È l'amore per il lavoro (che sconfina nella romantica idea dell'artista che lotta Contro Il Sistema... facendosi sfruttare ancora di più) o l'ignoranza delle condizioni di lavoro che ci si può aspettare che fa sì che le scuole di fumetto non siano già deserte?
O è speranza di emigrare verso pascoli più verdi all'estero?
A voi la parola, autori.
UPDATE: avevo erroneamente scritto "Parametrando per i salari medi rapportati al potere d'acquisto" anziché "Parametrando per il PIL pro capite rapportato al potere d'acquisto". Scusate l'errore, ma il ragionamento e le cifre non cambiano.
Io ci aggiungerei anche "come vengono trattati gli autori di fumetto".
Le risposte, mediamente con rare punte di eccellenza, sono rispettivamente, per l'Italia, "poco" e "come nullità rimpiazzabili" (anche quando non lo sono).
Com'è come non è, nella patria dei manga e dell'animazione (il Giappone per chi ha vissuto sotto un sasso fino ad oggi), hanno anche loro dei bei problemucci con il trattamento dei lavoratori dell'arte di consumo.
Secondo questo articolo il governo giapponese ha promosso degli incentivi per "allevare" degli apprendisti nell'animazione.
Perché? Perché ce ne sono sempre di meno.
Perché? Perché sono pagati poco, a cifra fissa (le case di produzione non riconoscono royalties agli autori e le case di produzione ricevono solo le briciole degli sponsor, che pagano invece i network TV).
Inoltre, le case di produzione sono controllate da delle elite stagnanti che non azzardano innovazioni. Non lo dico io, lo dice la Harvard Business School, come riassunto da questo articolo.
Esattamente, quanto poco sono pagati?
In un'inchiesta di un paio d'anni fa (del 2009), la media era di 1.100.000 ¥ per gli animatori tra i 20 ed i 30 anni, il doppio circa per quelli tra i 30 ed i 40.
A questo si deve aggiungere la mancanza di contratto scritto per il 47% di loro e la mancanza di molti benefit aziendali (tipo la tradizionale visita medica pagata dalla ditta, assente nel 38% dei casi).
Al cambio dell'epoca, non troppo diverso da quello odierno, circa 10.000 € l'anno.
Parametrando per il PIL pro capite rapportato al potere d'acquisto, è come se un disegnatore da noi venisse pagato 9.400 €/anno.
L'equivalente di 9.400 €/anno,
a persona, tra i 20 ed i 30 anni,
è abbastanza basso da far
estinguere una categoria di lavoratori.
a persona, tra i 20 ed i 30 anni,
è abbastanza basso da far
estinguere una categoria di lavoratori.
Le condizioni, come si vede, non sono molto diverse tra qui e là, con la differenza che l'export d'animazione in Giappone è un'industria che ha una capacità di generare fatturati interessanti per un grande o medio investitore. Il fumetto italiano non lo è, ed i contratti scritti sono una bestia ancora più rara che in Giappone.
Ora, anche il fumettista italiano si avvia all'estinzione come l'animatore giapponese?
La situazione giapponese è una premonizione della situazione italiana?
È l'amore per il lavoro (che sconfina nella romantica idea dell'artista che lotta Contro Il Sistema... facendosi sfruttare ancora di più) o l'ignoranza delle condizioni di lavoro che ci si può aspettare che fa sì che le scuole di fumetto non siano già deserte?
O è speranza di emigrare verso pascoli più verdi all'estero?
A voi la parola, autori.
UPDATE: avevo erroneamente scritto "Parametrando per i salari medi rapportati al potere d'acquisto" anziché "Parametrando per il PIL pro capite rapportato al potere d'acquisto". Scusate l'errore, ma il ragionamento e le cifre non cambiano.
No, dico, seriamente?
Alcuni di voi sanno che sono un fan del sito www.Cracked.com per la loro satira surreale.
Articoli sulle cose più incredibili al mondo: dagli esperimenti per coltivare una bistecca con l'ingegneria genetica, a curiosità su come è stato realizzato il suono delle spade laser in Star Wars, a concorsi di photoshop a tema, a raccolte di foto "impossibili" in cui photoshop non c'entra giù fino ad aneddoti storici che NON insegnano a scuola per pudore.
Oggi apro il sito e c'è un articolo che titola "The 5 Craziest Exploits of the World's Shadiest Politician".
Tradotto: "I raggiungimenti più folli del politico più losco del mondo".
Visti i precedenti del sito, uno si aspetterebbe un qualche generalissimo del Sudamerica, un dittatorie dell'estremo oriente, un signore della guerra africano... Oh, aspetta un sec... Oh, porc...

Ecco i link all'articolo.
Parte prima: http://www.cracked.com/article_19070_the-5-craziest-exploits-worlds-shadiest-politician.html
Parte seconda: http://www.cracked.com/article_19070_the-5-craziest-exploits-worlds-shadiest-politician_p2.html
Ora, il prossimo che mi chiede a che serve studiare le lingue avrà una risposta molto, molto brusca.
Articoli sulle cose più incredibili al mondo: dagli esperimenti per coltivare una bistecca con l'ingegneria genetica, a curiosità su come è stato realizzato il suono delle spade laser in Star Wars, a concorsi di photoshop a tema, a raccolte di foto "impossibili" in cui photoshop non c'entra giù fino ad aneddoti storici che NON insegnano a scuola per pudore.
Oggi apro il sito e c'è un articolo che titola "The 5 Craziest Exploits of the World's Shadiest Politician".
Tradotto: "I raggiungimenti più folli del politico più losco del mondo".
Visti i precedenti del sito, uno si aspetterebbe un qualche generalissimo del Sudamerica, un dittatorie dell'estremo oriente, un signore della guerra africano... Oh, aspetta un sec... Oh, porc...

Ecco i link all'articolo.
Parte prima: http://www.cracked.com/article_19070_the-5-craziest-exploits-worlds-shadiest-politician.html
Parte seconda: http://www.cracked.com/article_19070_the-5-craziest-exploits-worlds-shadiest-politician_p2.html
Ora, il prossimo che mi chiede a che serve studiare le lingue avrà una risposta molto, molto brusca.
Scommessa mezza vinta.
Vedi post precedente.
Mezza vinta perché sì, ho nuove conferme che alcuni editori non pagano gli autori.
Mezza no perché al momento mi riservo di tenermi per me queste informazioni, per sganciarle quando, confermate da altre fonti, potranno fare più male.
Mezza vinta perché sì, ho nuove conferme che alcuni editori non pagano gli autori.
Mezza no perché al momento mi riservo di tenermi per me queste informazioni, per sganciarle quando, confermate da altre fonti, potranno fare più male.
www.sitononraggiungibile.it
"Immaginate che un giorno intere sezioni della vostra biblioteca vengano rese inaccessibili. Non vi verrà mai detto quali specifici libri, e per quale ragione sono stati rimossi, ma troverete solo un cartello che vi informa che qualcuno, da qualche parte, per qualche ragione, ha segnalato che i libri di quella sezione violano i diritti di qualcun’ altro."
Passate parola.
Passate parola.
[LINK] Cervelli del fumetto in fuga: Di Gregorio.
Giusto per segnalare: intervista a Giovanni Di Gregorio su L'Unità.
Naturalmente, possiamo tener conto del fatto che è L'Unità, ma resta il fatto che uno che scrive per Dylan Dog (non esattamente l'ultimo scarto del fumetto italiano) preferisce comunque l'estero.
http://mumblemumble.blog.unita.it/quando-il-cervello-dietro-dylan-dog-e-in-fuga-1.269244
Naturalmente, possiamo tener conto del fatto che è L'Unità, ma resta il fatto che uno che scrive per Dylan Dog (non esattamente l'ultimo scarto del fumetto italiano) preferisce comunque l'estero.
http://mumblemumble.blog.unita.it/quando-il-cervello-dietro-dylan-dog-e-in-fuga-1.269244
Tecniche di difesa mentale: esercizi per casa.
Visto che c'è un po' di maretta nel mondo della politica e dell'informazione, vi propongo un esercizio che vi potrebbe far capire come le Tecniche Di Difesa Mentale che ho enunciato qualche tempo fa abbiano un'utilità pratica mica da poco.
L'esercizio consiste nel prendere le dichiarazioni di un qualsiasi giornalista e/o personaggio politico e provare a vedere quante volte usano le suddette tecniche per tentare di cavarsi d'impaccio anche (soprattutto) quando di giustificazioni non ce ne sono.
Comprate un quotidiano, uno qualsiasi, magari due "di fronti opposti", e buona caccia.
Per i Veri Duri™ tra di voi, c'è il livello avanzato, ovvero le stesse tecniche (più o meno) descritte in modo meno scherzoso ma sicuramente più puntuale e preciso rispetto al mio articolo, qui:
http://www.linux.it/~della/fallacies/index.html
L'esercizio consiste nel prendere le dichiarazioni di un qualsiasi giornalista e/o personaggio politico e provare a vedere quante volte usano le suddette tecniche per tentare di cavarsi d'impaccio anche (soprattutto) quando di giustificazioni non ce ne sono.
Comprate un quotidiano, uno qualsiasi, magari due "di fronti opposti", e buona caccia.
Per i Veri Duri™ tra di voi, c'è il livello avanzato, ovvero le stesse tecniche (più o meno) descritte in modo meno scherzoso ma sicuramente più puntuale e preciso rispetto al mio articolo, qui:
http://www.linux.it/~della/fallacies/index.html
Sei fumettista? Niente pensione. O sì?
Un fumettista ha diritto alla pensione?
Se sì, come?
L'argomento è davvero importante, perciò bando alle ciancie.
Le mie credenziali le sapete: laurea in Economia; lavoro nel settore assicurativo, in particolare per il risparmio e la previdenza individuale e per le piccole aziende; ho un sacco di amici fumettisti; la mia futura moglie, Manuela, è un'ex-fumettista (in futuro si vedrà) ed illustratrice freelance.
Questi amici e Manuela vorrebbero sapere se un giorno avranno mai la pensione, e alle prime indagini si sono accorti che è un ginepraio.
Partiamo dall'idea che mi sono fatto in più di un lustro di frequentazioni di professionisti del settore: i fumettisti sono una categoria in gravissimo svantaggio, dal punto di vista della forza contrattuale.
Sono sempre di più come numero: dozzine, forse centinaia, di nuovi autori escono dalle scuole di fumetto ogni anno.
Molti di loro sono pure bravi, pochi di loro hanno un'idea precisa di cosa voglia dire mettersi in proprio. Quasi nessuno ha una formazione di Diritto, di previdenza o di Economia in generale, neanche basilare, ed è normale e comprensibile: il vero problema è che, lavorando tendenzialmente separati, non sanno, spesso, a chi riferirsi per avere notizie affidabili su questi argomenti.
Gli editori italiani sono pochi e piccoli (Bonelli è un caso unico, fa genere e specie a sè), e, mediamente, non sono granché preparati in materia di previdenza.
E questo ancor prima di contare l' "allergia" che sembrano dimostrare verso i contratti in forma scritta, credendo, forse a ragione forse a torto, di avere una maggiore forza contrattuale sull'autore.
La tendenza degli ultimi anni è, per la basilare legge della domanda (di fumetti, calante) e dell'offerta (di disegnatori, crescente) di pagare sempre meno.
E non parliamo, perché non è l'argomento che m'interessa ora, del lungo elenco di casi di pagamenti arrivati parzialmente, in ritardo, o mai arrivati.
Oltre ad un ricavo per ora di lavoro decisamente modesto, che non gli fa venire certo voglia di pagare un avvocato o un commercialista per andare a caccia di soluzioni, il fumettista soffre anche di un problema che è fondamentale per stabilire se ci sarà una pensione oppure no: non sa cos'è e non sa cosa fa.
Il fumettista è un artigiano?
Il fumettista è un libero professionista?
Il fumettista vende diritti d'autore?
Il fumettista vende prodotti finiti?
Un colorista, che compie una parte intermedia del lavoro necessario tra l'idea e la stampa, svolge un lavoro classificabile come "opera dell'ingegno"?
La questione non è una futile catalogazione da entomologo, ma crea differenze maledettamente concrete nei diritti e negli obblighi che il fumettista ha con il fisco, con l'INPS e, naturalmente, con l'editore.
A questo aggiungiamo anche la spinosa faccenda che, alla mancanza di un contratto scritto, spesso si tende a classificare i lavori come Co.Co.O., anche quando il lavoro del fumettista è, beh, un vero lavoro, a tempo pieno, che richiede una preparazione specifica, non diversamente dal mestiere dello scrittore o del pittore.
Aggiungiamo che la normativa italiana sul diritto d'autore è orribilmente vecchia e lacunosa, e che tutte le raccolte di leggi (non solo sul diritto d'autore) online sono parziali, poco aggiornate, e tutte non ufficiali.
Le migliori sono quelle aggiornate da società private specializzate, per le quali bisogna pagare gli aggiornamenti.
Inizia una nuova grande missione: cercare di capirci qualcosa!
Nel prossimo episodio: Cos'è una Pensione e chi ha diritto ad averla?
Se sì, come?
L'argomento è davvero importante, perciò bando alle ciancie.
Le mie credenziali le sapete: laurea in Economia; lavoro nel settore assicurativo, in particolare per il risparmio e la previdenza individuale e per le piccole aziende; ho un sacco di amici fumettisti; la mia futura moglie, Manuela, è un'ex-fumettista (in futuro si vedrà) ed illustratrice freelance.
Questi amici e Manuela vorrebbero sapere se un giorno avranno mai la pensione, e alle prime indagini si sono accorti che è un ginepraio.
Partiamo dall'idea che mi sono fatto in più di un lustro di frequentazioni di professionisti del settore: i fumettisti sono una categoria in gravissimo svantaggio, dal punto di vista della forza contrattuale.
Sono sempre di più come numero: dozzine, forse centinaia, di nuovi autori escono dalle scuole di fumetto ogni anno.
Molti di loro sono pure bravi, pochi di loro hanno un'idea precisa di cosa voglia dire mettersi in proprio. Quasi nessuno ha una formazione di Diritto, di previdenza o di Economia in generale, neanche basilare, ed è normale e comprensibile: il vero problema è che, lavorando tendenzialmente separati, non sanno, spesso, a chi riferirsi per avere notizie affidabili su questi argomenti.
Gli editori italiani sono pochi e piccoli (Bonelli è un caso unico, fa genere e specie a sè), e, mediamente, non sono granché preparati in materia di previdenza.
E questo ancor prima di contare l' "allergia" che sembrano dimostrare verso i contratti in forma scritta, credendo, forse a ragione forse a torto, di avere una maggiore forza contrattuale sull'autore.
La tendenza degli ultimi anni è, per la basilare legge della domanda (di fumetti, calante) e dell'offerta (di disegnatori, crescente) di pagare sempre meno.
E non parliamo, perché non è l'argomento che m'interessa ora, del lungo elenco di casi di pagamenti arrivati parzialmente, in ritardo, o mai arrivati.
Oltre ad un ricavo per ora di lavoro decisamente modesto, che non gli fa venire certo voglia di pagare un avvocato o un commercialista per andare a caccia di soluzioni, il fumettista soffre anche di un problema che è fondamentale per stabilire se ci sarà una pensione oppure no: non sa cos'è e non sa cosa fa.
Il fumettista è un artigiano?
Il fumettista è un libero professionista?
Il fumettista vende diritti d'autore?
Il fumettista vende prodotti finiti?
Un colorista, che compie una parte intermedia del lavoro necessario tra l'idea e la stampa, svolge un lavoro classificabile come "opera dell'ingegno"?
La questione non è una futile catalogazione da entomologo, ma crea differenze maledettamente concrete nei diritti e negli obblighi che il fumettista ha con il fisco, con l'INPS e, naturalmente, con l'editore.
A questo aggiungiamo anche la spinosa faccenda che, alla mancanza di un contratto scritto, spesso si tende a classificare i lavori come Co.Co.O., anche quando il lavoro del fumettista è, beh, un vero lavoro, a tempo pieno, che richiede una preparazione specifica, non diversamente dal mestiere dello scrittore o del pittore.
Aggiungiamo che la normativa italiana sul diritto d'autore è orribilmente vecchia e lacunosa, e che tutte le raccolte di leggi (non solo sul diritto d'autore) online sono parziali, poco aggiornate, e tutte non ufficiali.
Le migliori sono quelle aggiornate da società private specializzate, per le quali bisogna pagare gli aggiornamenti.
Inizia una nuova grande missione: cercare di capirci qualcosa!
Nel prossimo episodio: Cos'è una Pensione e chi ha diritto ad averla?
Guerra mediatica.
Quante boiate contiene questo servizio del TG5?
O meglio, c'è qualcosa di esatto?
Non avrà qualcosa a che fare con la paura che esista un'informazione non controllabile e non manipolabile?
Se lo chiede anche Federica Colonna su FareFuturo webmagazine, costola elettronica della fondazione (movimento politico?) Futuro & Libertà, in questo articolo che smonta pezzo per pezzo le fesserie messe in piedi da quel mezzo di propaganda che osano chiamare TG.
O meglio, c'è qualcosa di esatto?
Non avrà qualcosa a che fare con la paura che esista un'informazione non controllabile e non manipolabile?
Se lo chiede anche Federica Colonna su FareFuturo webmagazine, costola elettronica della fondazione (movimento politico?) Futuro & Libertà, in questo articolo che smonta pezzo per pezzo le fesserie messe in piedi da quel mezzo di propaganda che osano chiamare TG.
Bluejaye: the final artist is...
...Aurelio Mazzara! - http://tromaman.deviantart.com/
Side, completely unrelated note: yes, I'm ashamed on what's happening today in Italy. And I'm quite sick and tired of being ashamed for my country.
Side, completely unrelated note: yes, I'm ashamed on what's happening today in Italy. And I'm quite sick and tired of being ashamed for my country.
Intanto, nel mondo del cinema italiano...
...si organizzano proteste.
http://www.badtaste.it/index.php?option=com_content&task=view&id=16298&Itemid=152
Interessante, nei suoi parallelismi tra un'arte che protesta perché non ha nulla ed un'arte che ha poco e protesta per non farselo togliere.
http://www.badtaste.it/index.php?option=com_content&task=view&id=16298&Itemid=152
Interessante, nei suoi parallelismi tra un'arte che protesta perché non ha nulla ed un'arte che ha poco e protesta per non farselo togliere.
WAR - fumettisti in guerra
In guerra contro chi?
Contro l'idea che vede il disegnatore di fumetto come un lavoratore "di serie B" e che, quindi, tende a trasformarli in questo: una categoria che, come dicevo in altre sedi ed in tempi meno battaglieri:
- non ha un trattamento economico proporzionato al lavoro svolto,
- non ha un sindacato (sì, c'è il SILF, ma mi permetto di dubitare della sua forza contrattuale OGGI),
- non ha organi d'informazione (il fumettista che conosce i suoi diritti e che sa destreggiarsi con la burocrazia minima necessaria è un'eccezione!)
- non ha coesione interna: centinaia di nuovi disegnatori all'anno che escono dalle scuole a fronte di sempre meno lettori fa sentire il disegnatore in concorrenza contro i suoi colleghi. Risultato: diffidenza e poca comunicazione che peggiorano i punti precedenti in un circolo vizioso.
Nei prossimi giorni metterò su questo blog l'analisi che feci mesi fa per la mailing list Yattaaa: a quanto pare le mie esperienze e riflessioni si ritrovano identiche anche in molti altri luoghi.
Il che non vuol dire che sono figo io (o forse sì? ^_- ), ma vuol dire che la mia esperienza è, purtroppo, "tipica", è la cosiddetta "aria che si respira".
Ora, la soluzione numero uno per il fumettista italiano è "punta all'estero"; giusto oggi mi hanno segnalato questo desolante ed amaro articolo di Repubblica, segnale non stiamo parlando dell'unica categoria che cerca salvezza, moralmente ed economicamente, all'estero:
http://www.repubblica.it/economia/2010/10/22/news/cara_italia_ti_scrivo_it_un_paese_visto_da_lontano-8319065/. Andate a leggerlo.
Fatto?
La soluzione numero due è "cambia lavoro e i fumetti li fai per divertimento". Io sono stato molto ben consigliato e il fumettista per lavoro non l'ho mai voluto fare sul serio.
Fino all'anno scorso dicevo "la mia fidanzata fa la fumettista per l'Italia" ed avevo il sorriso amaro in faccia.
Oggi dico "la mia futura moglie fa l'illustratrice per l'estero" ed ho un sorriso soddisfatto e sincero in volto.
Ma veniamo al Manifesto (che ho un pochino reimpaginato per migliore leggibilità, ma il testo è fedele a come lo trovo sul nuovo blog di Giuseppe Di Bernardo):
CAMPAGNA DI SENSIBILIZZAZIONE PER LA DIFESA DEL LAVORO DEI DISEGNATORI DI FUMETTO
Manifesto: La Scuola Internazionale di Comics intende promuovere una campagna di sensibilizzazione per la difesa del lavoro di tutti i disegnatori del fumetto.
Poiché siamo quotidianamente a contatto con tanti professionisti, abbiamo raccolto le loro riflessioni e ci facciamo portavoce del loro malcontento.
Come loro, anche noi crediamo che sia necessario cambiare una pessima abitudine che negli anni si è consolidata: il fumetto è un’arte, ma in Italia soffre di una svalutazione culturale, nonostante le capacità dei disegnatori italiani. Anche questo può aver contribuito a far nascere una falsa idea del lavoro dei disegnatori del fumetto, diffondendo la convinzione che la loro opera abbia minore dignità rispetto a quella di altri artisti.
Sempre più spesso i disegnatori si sentono traditi nel loro entusiasmo di condividere il loro lavoro con i fan. Ecco la principale fonte di malcontento tra i disegnatori: alle fiere regalano infaticabilmente la loro professionalità e la loro arte per poi vederla svenduta su internet: spesso vediamo disegni “svenduti” anche per 5 euro, in questo modo anche il talento del disegnatore è svalutato.
Tutto il loro lavoro, la loro esperienza, la loro fatica vengono svenduti per niente.
Questa situazione marcia parallelamente a quella in cui un disegnatore si trova a dover rispondere a quesiti umilianti del tipo: “Tu chi sei? Che fumetti hai fatto? Ah! Allora mi fai un disegno?” per poi magari vedere il foglio accartocciato da qualche parte perché in fondo averlo non era poi così importante.
La Scuola Internazionale di Comics vuole sostenere e accompagnare i disegnatori in una rivoluzione di questo sistema che sminuisce la loro professionalità, per cercare di dare il giusto peso alla loro arte.
Per questo chiediamo a tutti quelli che condividono questo pensiero e che intendono attivamente spalleggiarci in questa battaglia educativa, di sottoscrivere questo documento per far sentire la loro voce e di rifiutarsi, nelle manifestazioni a venire, di prestare la loro opera gratuitamente.
Da ora in poi chi vorrà un disegno potrà averlo dietro compenso o dopo aver acquistato le pubblicazioni dei disegnatori. La Scuola Internazionale di Comics da parte sua, si impegnerà a far circolare questo documento e inviarlo poi ai media, agli organizzatori delle fiere e alle case editrici, ai suoi studenti e a tutti quelli che seguono le attività della scuola perché chi lo condivide possa sottoscriverlo.
Per dare l’avvio a questa nuova tendenza, noi della Scuola Internazionale di Comics, in occasione di Lucca Comics chiederemo ai nostri insegnanti di esporre il loro tariffario quando disegneranno per i fan presso il nostro stand. E chiederemo loro di applicare senza timore le tariffe che hanno stabilito.
La campagna vede il contributo dell’avvocato Eleonora Trigari, che si esprime a favore del manifesto. Eleonora è un avvocato milanese esperta in diritto d’autore che presta la sua opera ad artisti su tutto il territorio nazionale. Qui di seguito potete leggere il suo contributo:
"Molto correttamente la Scuola Internazionale di Comics utilizza l’espressione “svalutazione culturale”. In Italia all’arte sequenziale non viene infatti riconosciuto un adeguato valore artistico, come invece avviene in altri Paesi. Ciò nonostante lo studio, la passione e la dedizione che stanno dietro alle opere a fumetto.
Si consideri che in Italia il fumetto non gode nemmeno di una tutela legislativa specifica. Esiste una proposta di riforma volta ad introdurre una disciplina ad hoc per le opere a fumetto, ma si tratta di un progetto tuttora arenato (disegno di legge n. 3298 del Senato della Repubblica, XIV legislatura, “Protezione del diritto d’autore delle opere a fumetti“ - comunicato alla Presidenza l’11 febbraio 2005-).
Sarebbe invece di grande importanza una riforma, tra l’altro, per il valore in sé dell’espresso riconoscimento, anche a livello legislativo, del fumetto come forma d’arte. Infatti, le conseguenze della svalutazione culturale dell’arte sequenziale sono molteplici. Innanzitutto, ciò incide, in negativo, sulle condizioni lavorative dei disegnatori.
Basti pensare agli innumerevoli contratti a progetto che malcelano rapporti di lavoro subordinato e che i disegnatori, soprattutto i giovani artisti, si trovano “costretti” a sottoscrivere pur di poter lavorare. Oppure al mancato riconoscimento della proprietà degli originali delle tavole da parte delle case editrici. Gli stessi disegnatori sono direttamente vittime della svalutazione culturale dell’arte sequenziale, in quanto molto spesso non sono consapevoli dei diritti loro spettanti e non sono quindi in grado di tutelarli.
Ne è un esempio palpabile il fatto che molti pensano che una volta firmato il contratto di edizione tutti i diritti di autore si trasferiscano automaticamente alla casa editrice, mentre non è necessariamente così. Occorre quindi che i disegnatori per primi rivendichino a gran voce la dignità artistica delle loro opere e il valore del loro lavoro e che si impegnino attivamente per la tutela dei loro diritti, dei quali anzitutto devono prendere coscienza.
Tutti coloro i quali hanno a cuore la cultura e l’arte dovrebbero appoggiarli, perché tutto ciò che non favorisce la diffusione dell’arte e della cultura è di per sé negativo dal punto di vista sociale."
- Avv. Eleonora Trigari
Ed ora... Dite la vostra, ma soprattutto pensateci su, che non fa mai male.
Contro l'idea che vede il disegnatore di fumetto come un lavoratore "di serie B" e che, quindi, tende a trasformarli in questo: una categoria che, come dicevo in altre sedi ed in tempi meno battaglieri:
- non ha un trattamento economico proporzionato al lavoro svolto,
- non ha un sindacato (sì, c'è il SILF, ma mi permetto di dubitare della sua forza contrattuale OGGI),
- non ha organi d'informazione (il fumettista che conosce i suoi diritti e che sa destreggiarsi con la burocrazia minima necessaria è un'eccezione!)
- non ha coesione interna: centinaia di nuovi disegnatori all'anno che escono dalle scuole a fronte di sempre meno lettori fa sentire il disegnatore in concorrenza contro i suoi colleghi. Risultato: diffidenza e poca comunicazione che peggiorano i punti precedenti in un circolo vizioso.
Nei prossimi giorni metterò su questo blog l'analisi che feci mesi fa per la mailing list Yattaaa: a quanto pare le mie esperienze e riflessioni si ritrovano identiche anche in molti altri luoghi.
Il che non vuol dire che sono figo io (o forse sì? ^_- ), ma vuol dire che la mia esperienza è, purtroppo, "tipica", è la cosiddetta "aria che si respira".
Ora, la soluzione numero uno per il fumettista italiano è "punta all'estero"; giusto oggi mi hanno segnalato questo desolante ed amaro articolo di Repubblica, segnale non stiamo parlando dell'unica categoria che cerca salvezza, moralmente ed economicamente, all'estero:
http://www.repubblica.it/economia/2010/10/22/news/cara_italia_ti_scrivo_it_un_paese_visto_da_lontano-8319065/. Andate a leggerlo.
Fatto?
La soluzione numero due è "cambia lavoro e i fumetti li fai per divertimento". Io sono stato molto ben consigliato e il fumettista per lavoro non l'ho mai voluto fare sul serio.
Fino all'anno scorso dicevo "la mia fidanzata fa la fumettista per l'Italia" ed avevo il sorriso amaro in faccia.
Oggi dico "la mia futura moglie fa l'illustratrice per l'estero" ed ho un sorriso soddisfatto e sincero in volto.
Ma veniamo al Manifesto (che ho un pochino reimpaginato per migliore leggibilità, ma il testo è fedele a come lo trovo sul nuovo blog di Giuseppe Di Bernardo):
CAMPAGNA DI SENSIBILIZZAZIONE PER LA DIFESA DEL LAVORO DEI DISEGNATORI DI FUMETTO
Manifesto: La Scuola Internazionale di Comics intende promuovere una campagna di sensibilizzazione per la difesa del lavoro di tutti i disegnatori del fumetto.
Poiché siamo quotidianamente a contatto con tanti professionisti, abbiamo raccolto le loro riflessioni e ci facciamo portavoce del loro malcontento.
Come loro, anche noi crediamo che sia necessario cambiare una pessima abitudine che negli anni si è consolidata: il fumetto è un’arte, ma in Italia soffre di una svalutazione culturale, nonostante le capacità dei disegnatori italiani. Anche questo può aver contribuito a far nascere una falsa idea del lavoro dei disegnatori del fumetto, diffondendo la convinzione che la loro opera abbia minore dignità rispetto a quella di altri artisti.
Sempre più spesso i disegnatori si sentono traditi nel loro entusiasmo di condividere il loro lavoro con i fan. Ecco la principale fonte di malcontento tra i disegnatori: alle fiere regalano infaticabilmente la loro professionalità e la loro arte per poi vederla svenduta su internet: spesso vediamo disegni “svenduti” anche per 5 euro, in questo modo anche il talento del disegnatore è svalutato.
Tutto il loro lavoro, la loro esperienza, la loro fatica vengono svenduti per niente.
Questa situazione marcia parallelamente a quella in cui un disegnatore si trova a dover rispondere a quesiti umilianti del tipo: “Tu chi sei? Che fumetti hai fatto? Ah! Allora mi fai un disegno?” per poi magari vedere il foglio accartocciato da qualche parte perché in fondo averlo non era poi così importante.
La Scuola Internazionale di Comics vuole sostenere e accompagnare i disegnatori in una rivoluzione di questo sistema che sminuisce la loro professionalità, per cercare di dare il giusto peso alla loro arte.
Per questo chiediamo a tutti quelli che condividono questo pensiero e che intendono attivamente spalleggiarci in questa battaglia educativa, di sottoscrivere questo documento per far sentire la loro voce e di rifiutarsi, nelle manifestazioni a venire, di prestare la loro opera gratuitamente.
Da ora in poi chi vorrà un disegno potrà averlo dietro compenso o dopo aver acquistato le pubblicazioni dei disegnatori. La Scuola Internazionale di Comics da parte sua, si impegnerà a far circolare questo documento e inviarlo poi ai media, agli organizzatori delle fiere e alle case editrici, ai suoi studenti e a tutti quelli che seguono le attività della scuola perché chi lo condivide possa sottoscriverlo.
Per dare l’avvio a questa nuova tendenza, noi della Scuola Internazionale di Comics, in occasione di Lucca Comics chiederemo ai nostri insegnanti di esporre il loro tariffario quando disegneranno per i fan presso il nostro stand. E chiederemo loro di applicare senza timore le tariffe che hanno stabilito.
La campagna vede il contributo dell’avvocato Eleonora Trigari, che si esprime a favore del manifesto. Eleonora è un avvocato milanese esperta in diritto d’autore che presta la sua opera ad artisti su tutto il territorio nazionale. Qui di seguito potete leggere il suo contributo:
"Molto correttamente la Scuola Internazionale di Comics utilizza l’espressione “svalutazione culturale”. In Italia all’arte sequenziale non viene infatti riconosciuto un adeguato valore artistico, come invece avviene in altri Paesi. Ciò nonostante lo studio, la passione e la dedizione che stanno dietro alle opere a fumetto.
Si consideri che in Italia il fumetto non gode nemmeno di una tutela legislativa specifica. Esiste una proposta di riforma volta ad introdurre una disciplina ad hoc per le opere a fumetto, ma si tratta di un progetto tuttora arenato (disegno di legge n. 3298 del Senato della Repubblica, XIV legislatura, “Protezione del diritto d’autore delle opere a fumetti“ - comunicato alla Presidenza l’11 febbraio 2005-).
Sarebbe invece di grande importanza una riforma, tra l’altro, per il valore in sé dell’espresso riconoscimento, anche a livello legislativo, del fumetto come forma d’arte. Infatti, le conseguenze della svalutazione culturale dell’arte sequenziale sono molteplici. Innanzitutto, ciò incide, in negativo, sulle condizioni lavorative dei disegnatori.
Basti pensare agli innumerevoli contratti a progetto che malcelano rapporti di lavoro subordinato e che i disegnatori, soprattutto i giovani artisti, si trovano “costretti” a sottoscrivere pur di poter lavorare. Oppure al mancato riconoscimento della proprietà degli originali delle tavole da parte delle case editrici. Gli stessi disegnatori sono direttamente vittime della svalutazione culturale dell’arte sequenziale, in quanto molto spesso non sono consapevoli dei diritti loro spettanti e non sono quindi in grado di tutelarli.
Ne è un esempio palpabile il fatto che molti pensano che una volta firmato il contratto di edizione tutti i diritti di autore si trasferiscano automaticamente alla casa editrice, mentre non è necessariamente così. Occorre quindi che i disegnatori per primi rivendichino a gran voce la dignità artistica delle loro opere e il valore del loro lavoro e che si impegnino attivamente per la tutela dei loro diritti, dei quali anzitutto devono prendere coscienza.
Tutti coloro i quali hanno a cuore la cultura e l’arte dovrebbero appoggiarli, perché tutto ciò che non favorisce la diffusione dell’arte e della cultura è di per sé negativo dal punto di vista sociale."
- Avv. Eleonora Trigari
Ed ora... Dite la vostra, ma soprattutto pensateci su, che non fa mai male.
Ritorno al passato, ovvero: Ma siamo deficienti?
Stamattina leggo Punto Informatico e scopro un paio di cose inquietanti.
1) Esiste una proposta di legge sul tassare le connessioni internet italiane (vedi qui). Come se, tra parentesi, non pagassimo già l'IVA sulle bollette telefoniche (com'è anche giusto che sia). Perché? Perché l'industria dei mezzi di comunicazione tradizionali soffre? E quindi che si fa? Si dirottano soldi dall'investimento in infrastrutture in aiuti ad industrie che il progresso vorrebbe meno vecchie di quelle che ci sono?
Dirottare soldi? Eh, sì, perché nel frattempo gli investimenti per la Banda Larga (che sarebbe un pochino d'aiuto per la nostra industria, magari) sono stati bloccati con questa scusa. Al prossimo che mi parla di Ponte Sullo Stretto risponderò MOLTO male.
Già, ricordiamo, esiste la tassa definita "equo compenso" (sic): ogni supporto di registrazione vergine che compri contiene una piccola tassa che va, nelle intenzioni del Legislatore, a compensare i mancati introiti dell'industria cinematografica che si presume esso andrà a creare. Una specie di "tassa sulla colpevolezza presunta dell'acquirente", non vedo come sia giustificabile logicamente in altro modo.
Nella Finanziaria 2012 ci sarà anche una sovvenzione per i poveri venditori ambulanti di ghiaccio schiacciati dal progresso dei frigoriferi? >_< ). Motivo? Viola il diritto di copyright.
Certo, come se una parodia di 4 minuti fosse un valido sostituto dell'opera intera (che è un film serissimo).
L'intelligenza di certe persone che spendono tempo e denaro per rimuovere pubblicità gratuita ai loro prodotti mi lascia sempre stupito.
A parte ciò, in Italia esiste un diritto alla parodia.
Basta una ricerchina su Google per "legge parodia" e guarda un po' cosa salta fuori.
- legge 22 Aprile 1943 n.633 (G.U. n.166 del 16 Luglio 1941), articolo 1, in particolare alla citazione “Sono protette ai sensi di questa legge le opere dell'ingegno di carattere creativo che appartengono […] alla cinematografia, qualunque ne sia il modo o la forma di espressione.”
- legge 22 Aprile 1943 n.633 (G.U. n.166 del 16 Luglio 1941), articolo 3, “Le opere collettive, costituite dalla riunione di opere o di parti di opere, che hanno carattere di creazione autonoma, come risultato della scelta e del coordinamento ad un determinato fine […] artistico, […] sono protette come opere originali, indipendentemente e senza pregiudizio dei diritti di autore sulle opere o sulle parti di opere di cui sono composte.” e in riferimento all’articolo 4, in particolare alla citazione “Senza pregiudizio dei diritti esistenti sull'opera originaria, sono altresì protette le elaborazioni di carattere creativo dell'opera stessa, quali […] le trasformazioni da una in altra forma […] artistica, le modificazioni ed aggiunte che costituiscono un rifacimento sostanziale dell'opera originaria, gli adattamenti, le riduzioni, i compendi, le variazioni non costituenti opera originale.”
- Direttiva 2001/29/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 maggio 2001 (GU n. L 167 del 22/06/2001), articolo 5 “Sono esentati dal diritto […] gli atti di riproduzione […] privi di rilievo economico proprio che sono […] parte integrante e essenziale di un procedimento tecnologico […]”, in particolare al paragrafo 3 lettera K “quando l’utilizzo avvenga a scopo di caricatura, parodia o pastiche.”
Tutto quanto sopra confermato anche dal
- Trib. Milano 29 gennaio 1996, in Foro it.,1996, I, 1426 e in Dir.Industriale, 1996, 479, n. MINA; Trib. Milano 15 novembre 1995 in Giur.It., 1996, I, 2, 749, “A questo proposito, cercando di analizzare giuridicamente questo caso, va premesso che la parodia, secondo la giurisprudenza, si risolve sempre in un'opera autonoma e distinta rispetto a quella di riferimento e non richiede il consenso da parte del titolare del diritto di utilizzazione economica. L'opera pertanto sarà imputabile solo al parodista e giammai, neanche in parte, all'autore dell'opera parodiata.”
Capito, Constantin Films? "Giammai".
E La Caduta me lo scarico, e "giammai" lo noleggerò.
1) Esiste una proposta di legge sul tassare le connessioni internet italiane (vedi qui). Come se, tra parentesi, non pagassimo già l'IVA sulle bollette telefoniche (com'è anche giusto che sia). Perché? Perché l'industria dei mezzi di comunicazione tradizionali soffre? E quindi che si fa? Si dirottano soldi dall'investimento in infrastrutture in aiuti ad industrie che il progresso vorrebbe meno vecchie di quelle che ci sono?
Dirottare soldi? Eh, sì, perché nel frattempo gli investimenti per la Banda Larga (che sarebbe un pochino d'aiuto per la nostra industria, magari) sono stati bloccati con questa scusa. Al prossimo che mi parla di Ponte Sullo Stretto risponderò MOLTO male.
Già, ricordiamo, esiste la tassa definita "equo compenso" (sic): ogni supporto di registrazione vergine che compri contiene una piccola tassa che va, nelle intenzioni del Legislatore, a compensare i mancati introiti dell'industria cinematografica che si presume esso andrà a creare. Una specie di "tassa sulla colpevolezza presunta dell'acquirente", non vedo come sia giustificabile logicamente in altro modo.
Nella Finanziaria 2012 ci sarà anche una sovvenzione per i poveri venditori ambulanti di ghiaccio schiacciati dal progresso dei frigoriferi? >_< ). Motivo? Viola il diritto di copyright.
Certo, come se una parodia di 4 minuti fosse un valido sostituto dell'opera intera (che è un film serissimo).
L'intelligenza di certe persone che spendono tempo e denaro per rimuovere pubblicità gratuita ai loro prodotti mi lascia sempre stupito.
A parte ciò, in Italia esiste un diritto alla parodia.
Basta una ricerchina su Google per "legge parodia" e guarda un po' cosa salta fuori.
- legge 22 Aprile 1943 n.633 (G.U. n.166 del 16 Luglio 1941), articolo 1, in particolare alla citazione “Sono protette ai sensi di questa legge le opere dell'ingegno di carattere creativo che appartengono […] alla cinematografia, qualunque ne sia il modo o la forma di espressione.”
- legge 22 Aprile 1943 n.633 (G.U. n.166 del 16 Luglio 1941), articolo 3, “Le opere collettive, costituite dalla riunione di opere o di parti di opere, che hanno carattere di creazione autonoma, come risultato della scelta e del coordinamento ad un determinato fine […] artistico, […] sono protette come opere originali, indipendentemente e senza pregiudizio dei diritti di autore sulle opere o sulle parti di opere di cui sono composte.” e in riferimento all’articolo 4, in particolare alla citazione “Senza pregiudizio dei diritti esistenti sull'opera originaria, sono altresì protette le elaborazioni di carattere creativo dell'opera stessa, quali […] le trasformazioni da una in altra forma […] artistica, le modificazioni ed aggiunte che costituiscono un rifacimento sostanziale dell'opera originaria, gli adattamenti, le riduzioni, i compendi, le variazioni non costituenti opera originale.”
- Direttiva 2001/29/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 maggio 2001 (GU n. L 167 del 22/06/2001), articolo 5 “Sono esentati dal diritto […] gli atti di riproduzione […] privi di rilievo economico proprio che sono […] parte integrante e essenziale di un procedimento tecnologico […]”, in particolare al paragrafo 3 lettera K “quando l’utilizzo avvenga a scopo di caricatura, parodia o pastiche.”
Tutto quanto sopra confermato anche dal
- Trib. Milano 29 gennaio 1996, in Foro it.,1996, I, 1426 e in Dir.Industriale, 1996, 479, n. MINA; Trib. Milano 15 novembre 1995 in Giur.It., 1996, I, 2, 749, “A questo proposito, cercando di analizzare giuridicamente questo caso, va premesso che la parodia, secondo la giurisprudenza, si risolve sempre in un'opera autonoma e distinta rispetto a quella di riferimento e non richiede il consenso da parte del titolare del diritto di utilizzazione economica. L'opera pertanto sarà imputabile solo al parodista e giammai, neanche in parte, all'autore dell'opera parodiata.”
Capito, Constantin Films? "Giammai".
E La Caduta me lo scarico, e "giammai" lo noleggerò.
Un giornalista con una coscienza! Non ci credete?
Ci sono persone che rispetto molto nel loro "essere" pubblico (quello privato non lo conosco, ovvio).
Una di queste è Augias, una persona molto diversa da me per età, background socio-culturale, e per molte altre cose.
Lo ammiro e lo rispetto per la ferma pacatezza, per la limpidezza cristallina che ha nell'esprimere le sue opinioni e per la sua trasparenza nel separare le sue opinioni dai fatti (esercizio sempre meno di moda in politica).
E che non si dica che parlo solo male dei giornalisti.
Ok, parlo QUASI solo male, ma quanti ne abbiamo, di uomini così? E di quanti ne avremmo bisogno?
Ringrazio Francesco Matteuzzi per aver segnalato il video nel suo blog.
Una di queste è Augias, una persona molto diversa da me per età, background socio-culturale, e per molte altre cose.
Lo ammiro e lo rispetto per la ferma pacatezza, per la limpidezza cristallina che ha nell'esprimere le sue opinioni e per la sua trasparenza nel separare le sue opinioni dai fatti (esercizio sempre meno di moda in politica).
E che non si dica che parlo solo male dei giornalisti.
Ok, parlo QUASI solo male, ma quanti ne abbiamo, di uomini così? E di quanti ne avremmo bisogno?
Ringrazio Francesco Matteuzzi per aver segnalato il video nel suo blog.
No, non è un cavillo.
Il TG1 dice che l'avvocato Mills è stato dichiarato "innocente".
Perché c'è da incazzarsi, ma incazzarsi forte?
Perché abbiamo un processo che vede nero su bianco l'avvocato Mills colpevole di aver ricevuto un paccone di soldi, una cifra talmente alta che neanche potete sperare di vedere in tutta la vostra vita, non serve scriverla.
Per essere corrotto.
Da Silvio Berlusconi.
Oggi è un capo di stato.
Il TG1, che ha come direttore tale Augusto Minzolini, che ha anche dei precedenti di notizie "appoggiate" in modo da non far sfigurare Berlusconi, secondo l'opposizione.
È una svista madornale confondere un non-punibile per prescrizione con "un innocente".
Se fosse una foto e non una notizia, sarebbe da Photoshop Disasters.
Resta da vedere se è dettata da ignoranza crassa o da malizia e "amicizie" servili.
Vi rimando al gruppo Facebook nato sull'onda di questa porcheria giuridica, se volete firmare (è necessario essere iscritti, perciò mi spiace, ma il mio nome non c'è).
http://www.facebook.com/group.php?v=info&ref=nf&gid=380461210040
Tanto per chiarire, date un'occhiata anche a questo filmato, dai 2:30 circa in poi.
E tanto per chiarire, la prescrizione è un meccanismo (necessario ed utile, in determinati modi e tempi!) che, e mi associo alla definizione di Wikipedia: "In diritto penale determina l'estinzione di un reato a seguito del trascorrere di un determinato periodo di tempo. La ratio della norma è che, a distanza di molto tempo dal fatto, viene meno sia l'interesse dello Stato a punire la relativa condotta, sia la necessità di un processo di reinserimento sociale del reo."
Se qualcuno non nota un "interesse dello Stato" nella questione, forse ha sbagliato Paese o ha già scambiato il cervello e la coscienza con una tessera elettorale.
BALLE.
Ecco gli stralci in questione:
Ecco gli stralci in questione:
Perché c'è da incazzarsi, ma incazzarsi forte?
Perché abbiamo un processo che vede nero su bianco l'avvocato Mills colpevole di aver ricevuto un paccone di soldi, una cifra talmente alta che neanche potete sperare di vedere in tutta la vostra vita, non serve scriverla.
Per essere corrotto.
Da Silvio Berlusconi.
Oggi è un capo di stato.
Il TG1, che ha come direttore tale Augusto Minzolini, che ha anche dei precedenti di notizie "appoggiate" in modo da non far sfigurare Berlusconi, secondo l'opposizione.
È una svista madornale confondere un non-punibile per prescrizione con "un innocente".
Se fosse una foto e non una notizia, sarebbe da Photoshop Disasters.
Resta da vedere se è dettata da ignoranza crassa o da malizia e "amicizie" servili.
Vi rimando al gruppo Facebook nato sull'onda di questa porcheria giuridica, se volete firmare (è necessario essere iscritti, perciò mi spiace, ma il mio nome non c'è).
http://www.facebook.com/group.php?v=info&ref=nf&gid=380461210040
Tanto per chiarire, date un'occhiata anche a questo filmato, dai 2:30 circa in poi.
E tanto per chiarire, la prescrizione è un meccanismo (necessario ed utile, in determinati modi e tempi!) che, e mi associo alla definizione di Wikipedia: "In diritto penale determina l'estinzione di un reato a seguito del trascorrere di un determinato periodo di tempo. La ratio della norma è che, a distanza di molto tempo dal fatto, viene meno sia l'interesse dello Stato a punire la relativa condotta, sia la necessità di un processo di reinserimento sociale del reo."
Se qualcuno non nota un "interesse dello Stato" nella questione, forse ha sbagliato Paese o ha già scambiato il cervello e la coscienza con una tessera elettorale.
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