Non ci riesco.


Mi spiace, non ci riesco.
Non riesco a dispiacermi.

Mi dispiace vedere una persona che si fa male, non importa l'età o l'estrazione sociale.
Stavolta no.

"Lui" (e avete capito tutti chi è, e sapete tutti com'è andata a finire l'ultima volta che c'è stato in Italia un "lui" per antonomasia) è riuscito nel suo intento.
Un intento cercato con tutte le sue forze: non essere più considerato una persona.

Ha fatto di tutto per non essere più un essere umano, per diventare un partito, un'idea, una miriade di voci, un mostro mitologico che tutto controlla, venuto dal nulla (dove ha fatto i soldi? Non si sa!), invisibile ai processi, onnipresente nelle nostre vite, che può comprare quello che vuole e soprattutto chi vuole. E chi non la pensa così è un comunista, un nemico del Bene.
Ha superato perfino il Grande Fratello di Orwell nel suo principale errore: quello letterario imponeva il televisore con telecamera ai cittadini d'Oceania.

Gli italiani sono invece ben contenti di avere un televisore, lo vogliono, vi si abbeverano volentieri e tornano a chiederne ancora, a farsi dire che là fuori dal tuo giardino c'è il male da cui Lui ci difenderà, per esempio imbavagliando la Rete, luogo in cui succedono cose orribili come la libertà d'espressione, come ci ricordano in questi interessantissimi articoli Paolo Attivissimo, la redazione di Punto Informatico e Diego Cajelli, che leggo sempre con attenzione ed affetto.

Per non parlare del valore aggiunto di aver risemantizzato e asservito, in un perfetto esercizio di Neolingua, il termine Grande Fratello.

Chapeau per le abilità d'ingegneria sociale.

Ma per me non sei più una persona, non ci riesco più, non importa se puoi sanguinare: ci hai insegnato che le persone si comprano.
Se si comprano, sono oggetti.
E gli oggetti si possono anche buttare via o rompere, senza troppi rimorsi, se ci tolgono la gioia o la libertà.

4 commenti:

Luca Bonisoli ha detto...

Accidenti, è piuttosto duro come sfogo!
Una cosa è certa: "lui" ha una capacità unica di polarizzare l'attenzione nei suoi confronti: o si adora o si detesta, e il "giusto mezzo" è molto difficile da mantenere. Quanto al suo tentativo di diventare "più che umano", pare che ci stia riuscendo. Ieri sera al TG1 ho visto alcuni messaggi di auguri di pronta guarigione lasciati dalla gente davanti all'ospedale, e su uno c'era scritto addirittura un evangelico "Silvio perdona loro perchè non sanno quello che fanno"! A volte mi chiedo se non siamo all'eccesso...

Mattia Bulgarelli (K. Duval) ha detto...

Beh, se hai letto gli articoli linkati, vedi che non sono il più duro. :P

In ogni caso, è un mio sentimento, che fa paura per primo a me stesso, e se non sono libero di esprimerlo senza paura, c'è un problema.

E io HO paura, che la censura stringa sempre di più e l'opinione "diversa" venga punita a mezzo gogna mediatica, non c'è neanche bisogno di (re-)introdurre il reato di pensiero.

Inoltre, dagli "adoratori" non ho ancora ricevuto spiegazioni concrete di cosa abbia effettivamente fatto per il bene di tutti noi.
Se ne avete, commentate o mandate mail privata, vi prego. Io vedo solo un monarca impazzito.

E poi, Luca, per me sì, siamo all'eccesso, da un po'. Dal tempo degli "editti bulgari", almeno.

Non so se "ci sta riuscendo", a farsi considerare un ente non-umano, con me c'è già riuscito.

unavaligiadi polvereericordi ha detto...

Ma continuarne a parlare, in bene o male che sia, non credi che faccia solo aumentare il suo "potere"?

Mattia Bulgarelli (K. Duval) ha detto...

@unavaligia(ecc.): non so se parlarne in generale sia "accrescerne il potere".

Di sicuro è pericoloso, MOLTO pericoloso accodarsi alla logica che ci siano solo due posizioni: "pro lui" e "contro lui".

Incidentalmente, è il motivo per cui mi han dato del fascista, del comunista e mille altre etichette diverse pur dicendo le stesse cose: è difficile concepire che uno ragioni con opinioni non uniformate a quei 2-3 "pacchetti standard" corrispondenti a dei partiti politici. -_-;

Tornando a noi, quello di cui c'è bisogno è IDEE.
Nuove, diverse. E parlarne con un minimo di fatti sul tavolo.

Ma non è facile far passare idee in mezzo al rumore delle TV.